Shopping ai tempi del Covid? Code ai camerini addio, da Dua Lipa a Chiara Ferragni la rivoluzione della moda è “phygital”

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di Gustavo Marco Cipolla

Si accede solo su appuntamento. Non c’è il rischio di essere contagiati, se non dalle ultime tendenze modaiole, e il cliente ha sempre ragione. Tranne quando non indossa la mascherina. Dalla popstar Dua Lipa a Chiara Ferragni in dolce attesa, avatar 3d e slow shop sono ormai must ai quali non si può più rinunciare. Soprattutto in seguito al recente Dpcm che dà "un tocco di colore" alle regioni italiane. Il segreto del successo per non perdere gli affezionati è il frutto dell’ingegno di piccoli brand che hanno fatto da apripista ai più conosciuti. E se il modello di shopping per eccellenza, quello dei centri commerciali, è in dubbio, uno studio riportato da The Atlantic svela che, nonostante i mall dedicati agli acquisti negli ultimi 50 anni siano cresciuti del doppio rispetto alla popolazione americana, oggi sembrano essere luoghi addirittura obsoleti.

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Lo shopping 4.0

 

La ricerca di Cnbc sostiene che i profitti sono calati del 256% perché gli amanti delle compere, ai tempi del Covid, prediligono ambienti selezionati, intimi e raccolti. Online e offline, privi delle interminabili code ai camerini. Con l’intento di vivere un’esperienza unica. Mentre le sfilate diventano phygital, il fashion system con i suoi tentacoli afferra nuovi format esperienziali che consentono di spendere in sicurezza, en plein air e all’interno di stanze segrete osservabili da computer o tablet. Senza dimenticare le piattaforme di e-commerce, i ritiri in boutique dopo aver scelto l’abito in rete, gli avatar digitali per provare gonne o pantaloni e le catwalk che guardano con curiosità l’universo del gaming. Private sale e divertimento, inoltre, nelle sfide dello shopping 4.0. Secondo l’agenzia Espresso Communication, sono cinque i modi per acquistare, calibrati sulle necessità di ogni consumatore: l’accesso su prenotazione al negozio - che diventa quasi uno spazio familiare - tramite app e smartphone per chi ama il servizio su misura, chi non ha tempo da perdere, invece, selezionerà il capo previa ordinazione sul web e lo ritirerà nello store o se lo farà recapitare a domicilio.

 

Il virtuale tra avatar e videogiochi

Gli Internet lovers interagiranno virtualmente. La startup Bsamply è stata la prima in Italia a mettere in piazza i virtual showroom, sin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, per ridurre gli spostamenti e gli "Incontri ravvicinati del terzo tipo" tra buyer e supplier. Chi adora proiettarsi nel futuro può comprare generando il proprio alter ego digital, un personaggio che riproduce idealmente se stessi ma non mente sulla taglia. L’ultima frontiera sono poi i videogiochi e per gli appassionati, come scrive The New York Times, si aprono le nuove porte del lusso. Numerosi marchi ricorrono al ludico escamotage per presentare le collezioni. L’effetto PlayStation è immediato, il giocatore vincente si aggiudica un pezzo esclusivo della linea griffata che ha puntato. Per il Telegraph, qualche maison si è lasciata affascinare dall’applicazione che ospita celebri videogame, tra cui “Fortnite” e “Call of Duty”, mediante l’opportunità irripetibile per lo spettatore di connettersi in tempo reale con le passerelle. Qualcuno ha preferito “Zepeto”, creando veri mondi paralleli di moda dove si vola passando per una sorta di Stargate.

«Dopo mesi di chiusura, recuperare uno stretto rapporto con la clientela è fondamentale. I desideri di chi entra nel nostro atelier non sono cambiati: ricevere un’accoglienza personalizzata, essere guidati nella scelta di una cravatta cucita sulle proprie esigenze, ricevere tutte le informazioni sull’accessorio. - racconta Stefano Bigi, amministratore unico di Bigi Cravatte Milano - Con il nostro slow shop, inaugurato due anni fa, abbiamo intercettato un trend già in atto, ma che in questo periodo diventa sempre più necessario: quello di una vendita one-to-one».

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 9 Novembre 2020, 15:58
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