Alessia Lautone e l'ascesa di Louis Vuitton, quando il lusso viaggia in un baule
di Rita Vecchio

Alessia Lautone e l'ascesa di Louis Vuitton, quando il lusso viaggia in un baule

Nessun sogno è irraggiungibile. Ed è dai sogni che può nascere un’icona di stile, arte, moda, prêt-à-porter, lusso. Così fu per Louis Vuitton che parte per Parigi «con niente in tasca». A raccontarne pagina dopo pagina la storia, «unica» e riservata, di quasi due secoli è Alessia Lautone, giornalista e autrice tv, direttrice dell’agenzia La Presse nel libro appena uscito per Diarkos. «Arriva a Parigi nel 1837. La capitale francese è nel mezzo della rivoluzione industriale: grandi ricchezze e infinite povertà». Inizia da lì il viaggio. L’imperatrice Eugenia e l’accordo con Napoleone III «di usare il guardaroba per promuovere i settori dell’economia», scopre il giovane Louis che «imballa gli abiti in modo squisito». E come l’imperatrice, l’aristocrazia del tempo non può fare a meno di possedere bauli, valigie o la borsa Capucines, omaggio alla Rue dove fu inaugurata la prima maison nel 1854. Materiali leggeri e resistenti, il legno di pioppo, la forma a parallelepipedo per caricare meglio i bauli sulle navi e sui treni, pellami di lusso e stole di tessuti Monogram. La storia (estremamente affascinante) incontra strada facendo l’arte, la fotografia, i gioielli, l’industria automobilistica, supera crisi e guerre. E arriva alla pandemia. La campagna pubblicitaria girata a Wuhan fa ripartire il brand dalle origini. «Dal lusso partito da un sogno. E da qualcuno che ha avuto l’audacia di raggiungere quel sogno». 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 3 Giugno 2021, 08:34
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