Libro, l'autobiografia «micidiale» di Maccio Capatonda: «Ora vivo a Roma e sto scrivendo un nuovo film»
di Enrico Chillè

Libro, l'autobiografia «micidiale» di Maccio Capatonda: «Ora vivo a Roma e sto scrivendo un nuovo film»

Si chiama Libro ed è «un’autobiografia micidiale» di Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia, l’uomo che ha saputo conquistare l’Italia a suon di parodie e video umoristici e demenziali. Classe 1978, Maccio Capatonda è nato a Vasto pur essendo di Chieti, una città che, come lui stesso ammette, con le sue peculiarità ha saputo in qualche modo formare la sua fantasia e la sua comicità, coltivate sin dall’infanzia.

 

 

Gli sviluppi tecnologici viaggiano di pari passo con la crescita e la formazione di Maccio Capatonda, che si laurea a Perugia in tecniche pubblicitarie e si trasferisce a Middlesbrough per l’Erasmus, dove segue un corso di videoproduzione televisiva che in un certo senso darà il via alla sua carriera, proprio mentre si afferma il digitale. Seguono poi l’approdo alla Filmmaster e l’incontro fortunato con la Gialappa’s Band, per una strana coincidenza del destino, come nella più classica delle ‘sliding doors’.

 

Il primo personaggio ideato da Maccio Capatonda è Jim Massew, personal trainer e sedicente uomo più in forma del mondo, ma la fama arriva con le parodie dei reality e i primi trailer realizzati per Mai dire Grande Fratello. Proprio in questi anni, anche grazie ad altri programmi come All Music Show, la comicità di Maccio Capatonda conquista tutti, con personaggi e battute capaci di entrare nell’immaginario collettivo: da Padre Maronno a Mariottide, dal mago Mirkos all’ispettore Catiponda. Ma anche attori come Ivo Avido, Herbert Ballerina, Rupert Sciamenna, Fabbio Di Ninno, Anna Pannocchia e tanti altri. L’umorismo è trasversale, capace di adattarsi tanto alla tv come al web, come dimostra anche il successo delle serie prodotte per Flop Tv, come La villa di lato. Dai trailer si passa poi ai film (l’esordio arriva con Italiano medio, dissacrante parodia incentrata su vizi e virtù di un intero paese), ai videoclip musicali, come quelli di Elio e le Storie Tese, e alle serie come Mario.


Nella sua autobiografia, Maccio Capatonda è capace di alternare il suo stile non-sense a profonde e serie riflessioni sulla comicità e sull’inventiva umana, ma non disdegna rivelazioni più ‘mondane’, come quella della verità sulla relazione con Elisabetta Canalis. Non mancano sorprese per i fan: due le prefazioni, una del fedele socio Herbert Ballerina e una a cura di un tizio incontrato nel bagno di un autogrill. Nel libro viene rivelata anche l’identità del famigerato Riccardino Fuffolo, ma è un’informazione riservata ai lettori più attenti, instancabili e maniacali.

 

Lei è cresciuto in provincia, per poi girare l’Italia. Dove vive adesso?
“Dopo aver vissuto 19 anni della mia vita a Milano, ora vivo a Roma. La città mi piace moltissimo, c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e nella Capitale credo di aver trovato la mia dimensione”.

 

Nel libro si parla, ovviamente, dell’incontro con la Gialappa’s Band, avvenuto grazie all’intermediazione di Valentina Fronzoni, la ragazza che aveva preso il suo posto alla Filmmaster. Se non fosse stato per Valentina, avremmo mai conosciuto le produzioni di Maccio Capatonda?
“Considero Valentina la mia prima, grande fan e le devo moltissimo. In quel momento ero pronto a lasciare Milano per tornare dai miei a Chieti, probabilmente avrei continuato a produrre, ma sul web. Proprio in quegli anni veniva creato YouTube e iniziavano a nascere le piattaforme di streaming sul web. L’approdo televisivo, però, in quel momento mi aveva dato una visibilità importante”.

 

Lo pseudonimo Maccio Capatonda è stato inventato, come rivelato nel libro, all’interno di un armadio. È un nome scelto a caso o si tratta di un omaggio alla commedia romana di Plauto?
“Mi serviva un nome per il trailer de La Febbra ed è venuto così, a caso. Si tratta di un gioco di parole sul mio vero nome, Maccio ricorda il cognome Macchia ma potrebbe essere anche l’abbreviazione di Marcellaccio. Avevo studiato Plauto al liceo, ma giuro che in quel momento non ci avevo minimamente pensato. Vi svelo però un aneddoto: qualche anno fa incontrai un insegnante di latino al liceo classico, che mi rivelò di aver parlato anche di me quando, con i suoi alunni, aveva realizzato una retrospettiva su Tito Maccio Plauto”.

 

Nel libro si fa menzione de La Latida, un giornalino realizzato insieme al compagno di classe Andrea in quinta superiore, durante le lezioni. Davvero i professori tolleravano questa attività perché erano grandi appassionati del giornalino e compravano ogni copia?
“Sì, fu un’esperienza divertente, probabilmente la prima volta in cui andavo a scuola particolarmente motivato. Peccato che poi finì il liceo… Ogni copia di quel giornalino costava 500 lire, riuscivo in qualche modo a coprire le spese per la produzione e a ottenere un minimo di guadagno. L’idea di fare una sorta di parodia de La Settimana Enigmistica si rivelò azzeccata, ma molti dei miei professori erano stati conquistati dalle mie parodie di alcune poesie, in particolare quelle di Ungaretti; il tema centrale era quasi sempre la cacca…”.

 

I fan della prima ora apprezzarono soprattutto la soap opera Intralci: ha mai pensato di farla diventare un film? Ci sono progetti in corso in questo momento?
“Fare di Intralci un film è piuttosto complicato, soprattutto per le caratteristiche della parodia di una soap opera. Si potrebbe però fare una nuova serie, penso che possa funzionare. In questo periodo sto lavorando ad un nuovo film: è chiaramente ispirato a Black Mirror, ma non posso dire molto di più perché siamo ancora alla prima stesura”.

 

Maccio Capatonda, Libro, Mondadori, 222 p., 16,90 euro


Ultimo aggiornamento: Martedì 26 Gennaio 2021, 08:35
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