Elvira Frojo: l'imperfezione, galateo del cuore e delle rivoluzioni al femminile
di Stefania Cigarini

Elvira Frojo: l'imperfezione, galateo del cuore e delle rivoluzioni al femminile

Essere o tornare ad essere donne in contesti che non sempre gratificano e in tempi particolarmente turbolenti. Elvira Frojo regala "Il tempo del cuore" il secondo libro (dopo "Il sorriso delle donne imperfette", 2017) di riflessioni sulla natura e il ruolo femminile, aggiornandolo ai sentimenti che troppo spesso vengono tenuti nascosti, alle qualità non sempre vengono messe in mostra, ai difetti che non si dovrebbero mai occultare. Un “galateo da donna a donna” - con tre emblematiche storie vere - che l’autrice puntualizza in dettaglio, senza sottrarsi alla descrizione di se stessa: moglie, madre, avvocato, già dirigente di Pubblica Amministrazione, Commendatore della Repubblica e vicepresidente della onlus Fondazione Parioli.

 


La riflessione scritta, come nasce?
«La mia formazione è squisitamente giuridica, sono laureata in Diritto Romano, ho fatto un percorso molto interessante, che assolutamente non rinnego. Negli anni però ho iniziato una riflessione sulle donne che ho incontrato. Tante, apparentemente realizzate o di successo, eppure sofferenti o inquiete, con un senso perenne di inadeguatezza e di mancanza di accettazione di sé, soprattutto nelle relazioni interpersonali» 


 

Questioni di cuore
«Sì, questo è il titolo del libro, ma da intendersi in senso più ampio. Quel tipo di amore che modifica lo sguardo sulla vita, sulle relazioni affettive. In questo tempo di pandemia lo abbiamo visto ancora meglio, sono le donne sempre pronte a donarsi. Non solo competenti sul lavoro o attente in famiglia, ma pronte a prenderci cura degli altri»

Lo sguardo femminile sulla vita?
«Certamente la capacità generativa che si manifesta in vari campi, nel volontariato, nella scuola, nel lavoro, in famiglia, nei piccoli gesti del quotidiano. Anche nell’incrocio di uno sguardo in cui percepiamo a volte delle sofferenze»

L’input?
«Vedere un mondo che perdeva man mano sempre di più un senso di gentilezza e tenerezza interiore. Mi sono interrogata su come poter contrastare questa prepotenza, volgarità, arroganza, questo rancore sociale»

Un altro tema è quello dell’imperfezione
«Mi sono chiesta cosa vuol dire essere perfetti, e perché esserlo. Da queste domande è nata la tensione per la scrittura»

Per lei cosa significa scrivere?
«È un modo per aprirsi agli altri, per parlare da cuore a cuore. In una prospettiva che oggi, in questo periodo particolare, è di rinascita»

Rispetto a quale mondo precedente?
«Ad una società dell’apparire fatta di modelli stereotipati che anche noi abbiamo assecondato o incrementato. La pandemia ha fatto sentire imperfetti anche gli uomini, fragili, nel senso migliore del termine. Abbiamo necessità di guardare ad una dimensione nuova, o forse la stessa dimensione, ma con maggiore coraggio»

Qual è l’aspetto positivo della fragilità?
«Rende solidali e aperti agli altri, alla cultura dell’incontro e non dello scontro. Ci sollecita al dialogo, alla condivisione, al passaggio dall’io egocentrico al noi, all’amore per la vita. Per un sentire più profondo e autentico che vada anche oltre la razionalità, che vada all’autenticità»

Perché le donne?
«Perché hanno sempre donato, e con un sorriso. Questa è una nuova sfida, siamo tutti in difficoltà psicologica. Occorre guardare avanti con una nuova flessibilità, con una nuova energia. E questo è tipico delle donne. Noi ripartiamo sempre, anche da un dettaglio del quotidiano. Siamo capaci di trasformare le sconfitte in rinascita»

Una vita perfettamente imperfetta?
«La vita porrà sempre degli ostacoli, ma le donne hanno la capacità di superarli, aprendo il cuore, oltre i pregiudizi e gli stereotipi»

Da dove si comincia?
«Il percorso parte da noi, senza scorciatoie, facendo un lavoro di solidarietà tra donne, basato sulla nostra autostima. Senza cercare appoggi che potrebbero non esserci. Dobbiamo fare leva sul nostro desiderio di essere riconosciute ed accettate per quello che siamo. Così l’imperfezione diventa un valore e una prospettiva di rinascita»

Il fenomeno del femminicidio
«È la peggiore forma di violenza che deriva dalla paura, dal silenzio, dalla solitudine. La donna in questo senso è doppiamente vittima. La stessa disuguaglianza uomo-donna è una forma di violenza, non permette la piena realizzazione della persona, viola i diritti umani. In Italia ci siamo rafforzati dal punto di vista giuridico, i dati però restano sempre allarmanti e anche purtroppo le risposte della giustizia. L’Europa che ne chiede sempre conto»

La sua opinione?
«Occorre una educazione emotiva, sentimentale, una educazione al rispetto. Insomma quel “galateo” che cito nel sottotitolo e che è il filo conduttore anche del libro precedente. Entrambi rappresentano un viaggio nella psiche femminile basata sull’esperienza personale diretta e indiretta»

Parole chiave?
«Bontà e rispetto. Purtroppo oggi spesso manca la progettualità del sentimento, della relazione. Aggiungiamo la frustrazione dei maschi rispetto ai tanti miti della supremazia dell’uomo sulla donna»

Sentimenti e relazioni al termine della pandemia
«Difficile dire oggi quale sarà la portata delle ferite inferte. Il Covid però è stato anche un fattore di cambiamenti incredibili, che hanno visto nelle donne delle colonne portanti. I giovani ricostruiranno questo mondo su basi per noi inimmaginabili. Chi pensa di poter tornare al mondo di prima, con nostalgia, non ha colto le enormi potenzialità di questo cambiamento. Questo è il tempo del cuore, abbiamo bisogno di ricostruire, uomini e donne, la nostra autostima»

Uno spartiacque?
«Una grossa opportunità per vivere con maggiore consapevolezza, maggiore autenticità, per stabilire connessioni più profonde con gli altri e con le nostre emozioni. Dovremo costruire regole che scaturiscano dalla nostra unicità, nella nostra sensibilità. Accettando che la vita ci abbia messo nelle condizioni di rigenerarci».

Scrivere un libro sul cuore durante la pandemia, non deve essere stato facile
«Ho iniziato prima di questi drammatici momenti, ma la pandemia ha rafforzato la mia intuizione iniziale di poter condividere alcuni aspetti della mia sensibilità che, a volte, ho pensato non fossero così condivisibili. Poi ho capito che era qualcosa che potevo donare agli altri».

L’elezione di Biden e la cerimonia del giuramento
«Una grande emozione e una considerazione, che vale sia per Melania, la first lady uscente, che per Kamala Harris la vicepresidente entrante. Quando il gioco si fa duro entrano in campo le donne che, anche su fronti opposti hanno sempre atteggiamenti di inclusività, di accoglienza, che non dimenticano i valori del cuore, quelli che sono la nostra forza. L’elezione di Biden significa certamente un cambiamento, l’evidenza che occorre includere e non discriminare. E la presenza femminile della Harris rende tutto più credibile».


Ultimo aggiornamento: Martedì 26 Gennaio 2021, 08:35
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