Voti “segreti” contro le donne

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di Barbara Gubellini

Parliamo anche oggi di lessico inclusivo.

Qualche giorno fa, infatti, in senato, si è votato un emendamento che prevedeva di modificare il regolamento, introducendo le declinazioni al femminile per le cariche istituzionali. Attualmente, infatti, anche se ovunque ormai si dice senatrice, nei documenti scritti compare ancora la parola senatore, anche nel  caso sia una donna. Lo stesso vale per la presidente del senato, che seppure donna è chiamata il presidente e per le presidenti donne di commissione.

Altrove in Europa – in Germania ad esempio, come ha ricordato in aula la senatrice Julia Unterberger – le declinazioni al femminile sono la regola.

Invece, da noi, cosa è successo?  Che Fratelli d’Italia ha chiesto che il voto all’emendamento fosse segreto – perché riguarderebbe temi sensibili - e l’emendamento non è passato (molti sono stati gli astenuti).

Io lo trovo abbastanza scandaloso.

Giorgia Meloni ci ha tenuto a ribadire che non sono queste leggi la cosa importante, ma l’uso quotidiano che si fa delle parole: è quello, a suo avviso che cambia davvero il linguaggio. Peccato che qui si tratta di declinazioni al femminile già ampiamente usate nel parlato corrente - in tutti i  talk show ad esempio – e che invece nei documenti scritti in molti al senato hanno voluto lasciare al maschile.

Io dico una cosa: volete che il mondo si fermi e vi dà fastidio che le donne prendano lo spazio di cui hanno diritto quanto gli uomini? Almeno metteteci la faccia, la prossima volta, con un bel voto palese. Altrimenti, all’arretratezza mentale si aggiunge anche l’ipocrisia.

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Giornalista, autrice e conduttrice tv. Da anni realizza reportage di approfondimento su ambiente, sostenibilità e temi sociali. L'argomento che più la appassiona è la parità di genere. E' mamma di due bambini.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 12 Agosto 2022, 14:08
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