Giuseppe Battiston: «Divento Churchill per spiegare la buona politica»
di Paolo Travisi

Giuseppe Battiston: «Divento Churchill per spiegare la buona politica»

Giuseppe Battiston è uno di quegli attori, la cui presenza in un film non passa inosservata. Che sia il protagonista o un personaggio secondario, una commedia o un’opera drammatica. E della sua bravura il cinema italiano si è accorto da tempo. Già nel 2000, quando per il poetico Pane e Tulipani di Silvio Soldini, vinse il David di Donatello. Ne seguirono altri due. Il premio Oscar, Danny Boyle l’ha voluto nella serie Trust, mentre a teatro in Winston vs Churchill interpreta un gigante della storia, che ha cambiato le sorti del mondo, opponendosi a Hitler.
 
 

In scena c’è più l’uomo o il capo di governo?
«Entrambi. Ci sono i ricordi privati e quelli di una vita pubblica da statista, con gli errori e le grandezze, ma non è una lezione di storia. È solo uno spettacolo per sollevare riflessioni sul senso della politica e sulle responsabilità di uomo politico verso il popolo. Una figura esemplare».

Riflessioni sulla politica attuale?
«La politica non sono le urla, non sono i diktat. E non è un punto di vista, ma un dato di fatto di quello che stiamo vivendo. Penso che chi ricopre un incarico di governo, debba rappresentare ogni cittadino, come faceva Churchill. Quando manca il dialogo, non solo tutto è impoverito, ma potenzialmente pericoloso. Comunque non mi interessa criticare i politici, ma mostrare quelli veri».

Salto nel passato. Perché ha scelto questo mestiere?
«Mi sta chiedendo di tornare a 34 anni fa! Da adolescente avevo solo voglia di divertirmi, poi ho cominciato a sognare che potesse diventare il mio lavoro, spero di poterlo fare un giorno (ndr ride)».

Lei è un attore che non ama apparire e non ha profili social. Perché?
«È la prima volta che rifletto su questo, ma io sono asociale e apertamente contro la sottocultura delle foto. Un tempo prendevamo in giro i giapponesi. Credo che gestire immagini e contenuti siano due mestieri diversi».

Oltre alla recitazione, quali sono le sue passioni?
«Il vino. Ho cominciato a produrlo, ma al momento non si vedranno mie bottiglie. Mi piace più studiare enologia che farci dei soldi». 

Come appare Roma ad un uomo del nord-est?
«Ormai sono 20 anni che sto qui. È una città difficile, bisogna avere pazienza. Servirebbe un movimento di cittadini per riempire qualche buca perché i cittadini sono migliori dei politici»

Giuseppe Battiston in Winston  vs Churchill, con Maria Roveran, regia di Paola Rota, dal 13 al 25/02, 
teatro Ambra Jovinelli, via G. Pepe 43/47 ROMA, 17-33 euro, 0683082620

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