Scacco matto dei carabinieri di Palermo a Cosa Nostra, in manette otto boss tra cui il luogotenente di Bernardo Provenzano
di Emilio Orlando

Scacco matto dei carabinieri di Palermo a Cosa Nostra, in manette otto boss tra cui il luogotenente di Bernardo Provenzano

L'elicottero dei carabinieri che da questa mattina alba volteggiva sopra Bagheria in provincia di Palermo, sulle lussuose ville bunker degli arrestati, è stato il segnale che il blitz era scattato. Centiania di carabinieri in divisa ed in borghese, con il mitra imbracciato e le ordinanze di custodia cautelare nelle valigette, hanno bussato fragorosamente alle porte di otto pericolosi malviventi, tra cui un ex fedelissimo di Bernardo Provenzano.  I provvedimenti notificati oggi sono stati richiesti della direzione distrettuale antimafia di Palermo, con ipotesi di reato che vanno dall' associazione per delinquere di tipo mafioso, a quella finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione e vendita di armi clandestine, estorsione, lesioni personali aggravate, reati tutti aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose.

 

L’indagine, seguita da un pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, costituisce l’esito di un’articolata manovra investigativa condotta dal nucleo investigativo di Palermo sulla famiglia mafiosa di Bagheria, che ha consentito di comprovare la perdurante operatività di quell’articolazione mafiosa. L’importante azione di contrasto a Cosa Nostra, di cui si è dotato il comando provinciale carabinieri di Palermo, ha sviluppato un articolato percorso investigativo che ha permesso l’esecuzione, negli ultimi 15 anni, di numerose e importanti operazioni nei confronti di esponenti della famiglia mafiosa di Bagheria, tra cui “Perseo”, “Crash”, “Argo”, “Reset 1 e 2”, “Panta rei”, “Cupola 2.0”. Le investigazioni, nel loro complesso, hanno permesso di attribuire gravi responsabilità penali ai capi e i gregari della famiglia mafiosa bagherese. Nel dettaglio, è stato possibile accertare che il ruolo di comando, ricoperto in una prima fase da Onofrio Catalano (detto Gino) con il placet dell’allora capo mandamento Francesco Colletti (ora collaboratore di giustizia), era poi stato assunto dal più autorevole Massimiliano Ficano. Quest’ultimo, in forza del forte legame con il capomafia ergastolano Onofrio Morreale, induceva Catalano a ridimensionare il proprio ruolo e lo relegava in posizione subordinata, con compiti esclusivamente connessi alla gestione del traffico di stupefacenti, ma sempre sotto la supervisione del nuovo capo famiglia.

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I due capi famiglia, nonostante il travagliato avvicendamento al vertice, si sono impegnati nel mantenere il controllo del territorio, imponendo la commissione di estorsioni e, soprattutto, assumendo la ferrea direzione delle piazze di spaccio di stupefacenti (nel cui ambito operano solo i soggetti “autorizzati” da Cosa Nostra, tenuti a versare periodicamente una quota fissa dei profitti), ritenuta la principale fonte di profitto per le casse del sodalizio. Tali scelte operative sono il frutto di una precisa strategia delineata del capomafia Massimo Ficano. Quest’ultimo infatti, nel corso di una conversazione intercettata con un suo stretto collaboratore, affermava che in questo momento le attività più remunerative per la famiglia mafiosa di Bagheria erano costituite dalla gestione di centri scommesse e dal traffico di sostanze stupefacenti.  Il veritice dell' organizzione poteva contare su una nutrita compagine di sodali fra i quali gli indagati Gino Catalano (ex reggente), Bartolomeo Scaduto, Giuseppe CannataSalvatore D’AcquistoGiuseppe Sanzone e Carmelo Fricano dediti al pervasivo controllo criminale del territorio. Ficano è da tempo inserito in qualificatissimi circuiti criminali e in passato ha gestito una parte della lunga ‘latitanza bagherese’ del defunto capomafia corleonese Bernardo Provenzano. L'inchiesta ha fatto emergere responsabilità penali sull’anziano imprenditore edile Carmelo Fricano alias “Mezzo chilo” , ritenuto soggetto vicino alla famiglia mafiosa di Bagheria e, in particolare, allo storico capo mandamento detenuto Leonardo Greco. In passato, infatti, diversi collaboratori di giustizia hanno indicato il Fricano quale prestanome del predetto capo mafia ergastolano. Le risultanze investigative dell’indagine “Persefone” hanno però ora consentito di raccogliere una serie di elementi di indubbia capacità probatoria circa la sussistenza a carico del Fricano di un quadro gravemente indiziario in ordine al delitto di associazione di tipo mafioso.

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 13 Settembre 2021, 16:52
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