Omicidio “Diabolik” ancora irrisolto; due anni di misteri, dalla pista albanese ai narcos del tuscolano e di Primavalle
di Emilio Orlando

Omicidio “Diabolik” ancora irrisolto; due anni di misteri, dalla pista albanese ai narcos del tuscolano e di Primavalle

Un delitto ancora irrisolto. Un giallo iniziato il pomeriggio del 7 agosto 2019 quando, nel parco degli Acquedotti al Tuscolano, viene assassinato Fabrizio Piscitelli, leader del tifo biancoceleste degli Irriducibili. Un killer, arrivato insieme ad un complice a bordo di un motorino ha freddato il cinquantatreenne, noto negli ambienti degli ultras della Lazio con il soprannome di “Diabolik”, con un colpo di pistola alla testa. A due anni di distanza da quella spietata esecuzione non c'è ancora nessun colpevole.

 

Tra conferme, smentite e piste investigative battute dagli investigatori, la direzione distrettuale antimafia indaga per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Quei sicari, secondo gli inquirenti di piazzale Clodio, hanno agito da professionisti, riuscendo a commettere l'esecuzione davanti a decine di persone che a quell'ora di trovavano nel parco degli Acquedotti, bambini compresi. Sulla panchina di via Lemonia, secondo la ricostruzione della polizia, Piscitelli ha un appuntamento con qualcuno. Pochi minuti prima delle sette, un uomo con una pistola calibro 7,65, e gli spara alla testa, quasi a bruciapelo, un colpo che lo uccide all'istante. Le indagini partite subito dopo l'omicidio, vengono affidate al “super investigatore” della squadra mobile Luigi Silipo, oggi promosso ad altro incarico. La zona viene battuta, palmo a  palmo per cercare elementi utili a rintracciare l'omicida e il suo complice.

 

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Vengono visionate alcune telecamere che possono aver ripreso la fuga del killer e vengono sentiti i primi testimoni tra cui l'autista cubano che in quel periodo accompagna Piscitelli. Un delitto, che però sembra non avere più segreti. Erano in molti, secondo gli inquirenti a volere la morte di “Diabolik”. Dalla mala di Primavalle a quella del Tuscolano, passando per le ramificazioni che arrivano fino a Grottaferrata, dove Piscitelli abitava; i mandanti sembrano essere più di uno. 

 

Un omicidio che secondo la sezione omicidi della squadra mobile è maturato all'ombra degli affari legati al di stupefacenti dei sodali del clan Senese. La direzione distrettuale antimafia, che coordina l'inchiesta, ha esteso il raggio delle indagini anche in altre organizzazioni criminali che operano a Boccea e a Primavalle, località dove il narcotraffico all'ingrosso viene sempre gestito da personaggi malavitosi della Tuscolana passando per alcuni uomini “cerniera”, che legano le due realtà criminali.

 

Oggi, nel giorno dell'anniversario, quella che appare come l'inversione di rotta, è arrivata sia da alcune testimonianze che dalle ricostruzioni della polizia scientifica ma soprattutto dopo che in via di Boccea, a novembre dello stesso anno dell'esecuzione di Fabrizio Piscitelli è stato gambizzato Leandro Bennato, altro componente attiguo ai Senese, oggi in carcere per altri reati. Proprio in quel quadrante della Città, nei giorni scorsi gli agenti del distretto di polizia di Primavalle, hanno arrestato due persone armate, provenienti dal quartiere Tuscolano che stavano preparando un agguato. 


Ultimo aggiornamento: Sabato 7 Agosto 2021, 16:39
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