Il ministro dell'Agricoltura Lollobrigida a Leggo: «Bonus spesa per aiutare un milione e mezzo di famiglie contro il caro-carrello»

I primi 90 giorni al dicastero: «Puntiamo all’autosufficienza sui beni primari. Etichette sul vino come sulle sigarette? Inaccettabili»

Video

È diventato ministro tre mesi fa. E in questi 90 giorni Francesco Lollobrigida, a capo del dicastero dell’agricoltura e della sovranità alimentare, è riuscito a mettere i temi dell’agricoltura al centro dell’agenda di governo italiano ma anche dell’Unione Europea. Basti pensare alla battaglia contro la decisione dell’Irlanda di etichettare il vino come prodotto pericoloso per la salute.

Cosa c’è di male nello scrivere sulle bottiglie che il vino fa male?

«Questa vicenda ha due aspetti che convincono poco. Il primo è che il Parlamento europeo si era espresso contro questo tipo di etichettatura mentre la Commissione Europea l’ha autorizzato. E questo è molto grave perché segna la debolezza del Parlamento europeo. Il secondo aspetto riguarda la scelta di una Nazione che non è leader nella produzione del vino di criminalizzare un prodotto i cui eccessi certamente producono danni come qualsiasi altro prodotto».

Perché ora ve la prendete per il vino e non lo avete fatto per i pacchetti di sigarette?

«È un po’ diverso. Il vino assunto in piccole quantità, non solo non fa male ma è addirittura portatore di benefici per la salute come ha sostenuto il nutrizionista Giorgio Calabrese».

In risposta alla tesi di questi giorni dell’immunologa Antonella Viola?

«Già, quella che dice che il vino è cancerogeno ma l’hanno fotografata mentre brindava con un bicchiere di bianco. Se dice che è così pericoloso perché lo beve? Il tabacco e il vino non possono essere paragonati: del tabacco fa male anche la singola sigaretta del vino, invece, fa male l’eccesso. La verità è che alcune nazioni criminalizzano dei prodotti per ragioni di mercato e concorrenza. L’Irlanda produce poco vino e molto whiskey. Ma non sono prodotti paragonabili: il whiskey ha degli effetti anche in piccole quantità ben più aggressivi per l’organismo del vino».

E allora cosa pensate di fare?

«Insieme al ministro degli Esteri Tajani abbiamo scritto una lettera di protesta alla Commissione europea. Io sono stato a Berlino in questi giorni e ho incontrato la ministra canadese perché si vociferava che anche il Canada fosse intenzionato a utilizzare questo tipo di etichetta e invece me lo hanno escluso. Ho parlato con i ministri di Francia e Spagna per proporre un documento comune che stigmatizzi i comportamenti come quello irlandese. Il principio è informare se nell’etichetta si scrive: “L’eccesso sopra il litro di vino danneggia” sì, ma l’etichettatura come la stanno rappresentando è uguale a quella del tabacco. Inaccettabile».

Si fa un gran parlare anche di carne sintetica, farine di insetti… Siete favorevoli all’apertura di questi nuovi orizzonti?

«Gli insetti sono in circolazione da tempo, alcune nazioni li hanno culturalmente sposati. Non so se siano un pericolo per la salute ma penso non lo siano per la nostra economia. Stento a credere che la dieta mediterranea sia sostituita da larve, grilli e cavallette. La carne e il latte sintetici hanno invece effetti ancora da testare per l’organismo, e il processo di trattamento è simile a quello della produzione di un farmaco. In alcuni ristoranti (ad esempio in Israele) è possibile assaggiare il pollo sintetico ma prima bisogna firmare una liberatoria. Ma il vero rischio è sociale».

Si spieghi meglio.

«Credo che i ricchi continueranno a mangiare bene (prodotti di qualità). Per chi non è abbiente, invece, si produrrà un sistema più simile a quello che c’è negli Stati Uniti con il cibo spazzatura accessibile a tutti. Il rischio è la standardizzazione del prodotto».

Qual è il punto di rottura di questo sistema?

«Quello su cui lavoriamo è la consapevolezza del processo e difesa della cultura. Ci rimane un elemento di forza: la qualità. Per difenderla bisogna rendere consapevoli i cittadini. Giorgia Meloni è stata la prima firmataria della petizione contro i cibi sintetici quindi è un impegno di tutto il Governo».

L’agroalimentare deve occupare un posto di primo piano nell’agenda del Governo. Ma non è sempre stato così. Voi come pensate di diversificarvi da chi vi ha preceduto?

«Dobbiamo restituire ad alcuni settori la centralità come al ministero dell’agricoltura. Si è sempre pensato, per esempio, che alcuni prodotti come il grano o i fertilizzanti dovessero arrivare da fuori ma ci si è poi resi conto, con la pandemia prima e la guerra dopo, che la filiera lunga è rischiosa. È necessario, almeno sui beni primari essere autosufficienti».

È soddisfatto dei fondi che il governo ha destinato al ministero dell’agricoltura?

«Abbiamo dovuto fare una Finanziaria molto veloce ma allo stesso tempo non abbiamo rinunciato a dare un indirizzo politico per mettere al centro tematiche come il lavoro e la produzione perché quello di ridistribuire la ricchezza è un impegno che ci siamo presi. Abbiamo deciso di reindirizzare i fondi e tagliare i privilegi come il Reddito di Cittadinanza. Perché se uno può lavorare non deve avere un sussidio, mentre se non può lavorare è giusto che lo Stato lo aiuti. Sul piano del Ministero dell’Agricoltura abbiamo ottenuto ottimi risultati: un miliardo in più rispetto al passato».

Priorità?

«Vogliamo sostenere le famiglie con 500 milioni: daremo un contributo per l’acquisto dei beni primari alle famiglie più deboli. Una sorta di sostegno all’acquisto. Lo stiamo elaborando. Dovremmo riuscire ad aiutare più di un milione e mezzo di nuclei familiari. Ma non solo: abbiamo avuto 225 milioni sull’innovazione perché l’agricoltura deve essere sempre più sostenibile. Abbiamo messo 100 milioni sui fondi per la sovranità alimentare che significa aiutare le filiere deboli».

C’è chi vi accusa di fare una pioggia di assunzioni.

«Avremo 300 nuovi ispettori per il controllo qualità e repressione frodi (si andranno ad aggiungere ai 680 già esistenti ,ndr). In più abbiamo raddoppiato i carabinieri della tutela agroalimentare che sono quelli che verificano l’utilizzo corretto dei fondi europei e contrastano il caporalato. Uno dei primi decreti è stato quello per aggravare le pene sul caporalato».

(ha collaborato Sara Orlandini)


Ultimo aggiornamento: Martedì 24 Gennaio 2023, 12:18
© RIPRODUZIONE RISERVATA