Green pass obbligatorio anche in Italia? Il governo si divide, gli esperti tutti d'accordo: «Facciamolo subito»

Green pass obbligatorio anche in Italia? Il governo si divide, gli esperti tutti d'accordo: «Facciamolo subito»

Con i contagi da coronavirus in risalita e la vicina Francia che ha deciso di allargare l’uso del green pass anche per bar, ristoranti, cinema, teatri e locali pubblici, si è acceso anche in Italia il dibattito proprio sul certificato verde per l’accesso a servizi e attività. I vaccinati nel nostro Paese con ciclo completo sono oltre 25 milioni, poco meno del 47% della popolazione over 12: ma la risalita dei contagi, con l’avanzare inarrestabile della variante Delta, sta facendo preoccupare le autorità e si fa strada dunque l’idea di un green pass ‘alla francese’.

 

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Ieri i nuovi positivi sono stati oltre duemila per la prima volta dal 9 giugno scorso, ed è risalito anche il tasso di positività, per la prima volta oltre l’1% dopo tantissime settimane. Dati allarmanti, anche se i ricoveri e le terapia intensive sono ancora in calo, e dei 23 morti di ieri 9 (in Sicilia) risalgono ai mesi scorsi, per un problema di riconteggio. La doppia dose di vaccino, affermano le ultime ricerche, ci proteggono anche dalla variante Delta o almeno dalle sue forme più gravi, ma non del tutto dall'infezione: ma la nuova variante è molto più infettiva e rischia dunque di diffondersi in modo virulento tra i non vaccinati o tra chi ha una sola dose.

 

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Governo diviso, Figliuolo favorevole

 

L’idea di allargare l’uso del green pass non dispiace né al generale Figliuolo (secondo cui può essere un ottimo incentivo a vaccinarsi) né al sottosegretario Pierpaolo Sileri, secondo cui bisognerebbe fare subito come ha fatto la Francia: «Pensiamo alle discoteche, se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, avremmo la corsa di chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi». Anche se «da noi non ha senso nei ristoranti, salvo che i nostri contagi non dovessero raggiungere numeri simili a quelli britannici», «semmai può essere un'arma per mantenerli aperti qualora vi fosse un forte incremento dei casi».

 

«Credo sia normale su un tema importante come» il Green pass «avere sensibilità differenti, è capitato anche in passato. Sono fiduciosa che anche su questo tema, come ha detto il presidente Fedriga, si troverà una soluzione unitaria», afferma invece il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini a Bruxelles: «Se non vogliamo tornare a dover chiudere il paese non possiamo perdere tempo e non possiamo accontentarci dei risultati buoni che abbiamo raggiunto. Dobbiamo fare uno scatto in avanti. Penso ci saranno le condizioni per compiere queste scelte in un clima di coesione, condivisione rispettando la sensibilità di tutti».

 

Gimbe: «Non applicabile in Italia»

 

Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, il green pass alla francese non è però applicabile in Italia: «Se per limitare la circolazione del virus rimangono fondamentali i comportamenti virtuosi l'utilizzo del green pass sul modello francese per l'accesso a bar, ristoranti e altre attività, seppur auspicabile è poco applicabile a breve termine per vari ostacoli che dovrebbero essere fronteggiati e rimossi», afferma Cartabellotta. «Innanzitutto - spiega - l'indisponibilità di vaccini per tutti coloro che vorrebbero riceverli e la non gratuità dei tamponi in tutte le Regioni genera un rischio di discriminazione; in secondo luogo, servono strumenti e risorse per controlli serrati e sistematici; infine, manca una legge sull'obbligo vaccinale per chi svolge mansioni a contatto col pubblico».

 

Gli esperti, da Bassetti a Burioni

 

Ma cosa ne pensano gli esperti? Quasi tutti sono favorevoli al green pass alla francese. Secondo l'infettivologo Matteo Bassetti «incentivare le persone a vaccinarsi è l'obiettivo del presidente francese Macron e dovremmo perseguirlo pure noi. Ovviamente il fatto di dire che se vuoi andare al cinema, al ristorante, allo stadio, devi avere il Green pass è un modo per non bloccare più il Paese. Quindi mi dispiace che qualcuno in Italia si sia detto contrario. Per fare le cose al meglio e in libertà, anche ad ottobre, dobbiamo usare il Green pass e non ci trovo niente di male».

 

Più categorico Roberto Burioni: «Se per difendere, in nome di non so cosa, la libertà di non vaccinarsi degli egoisti ignoranti a ottobre saremo costretti a richiudere tutto con relativa catastrofe sociale culturale ed economica, io vi saluterò e con il mio Green pass mi trasferirò in Francia», ha scritto ieri su Twitter. «Gli alfieri della libertà che affermano 'sono a favore del vaccino ma contro l'obbligò - attacca Burioni in un altro tweet - fanno lo stesso ragionamento di chi dice 'sono a favore delle tasse ma contro l'obbligo di pagarlè».

 

Secondo Walter Ricciardi poi l'uso allargato del Green pass per l'accesso a diverse attività, compresi trasporti e ristorazione, deciso dalla Francia «è un'ottima iniziativa che tutti i Paesi dovrebbero seguire». Ricciardi ha anche contribuito - ha rivelato all'Adnkronos Salute - a questa iniziativa del Governo d'oltralpe come membro del Comitato scientifico di Santé Publique France. In Francia è stato ha preso atto «delle evidenze scientifiche e della pericolosità della variante Delta» di Sars-CoV-2, «che hanno orientato verso la necessità di prendere queste decisioni, che sono molto sagge e tempestive. La nostra situazione, come Paese, è sovrapponibile ha quella francese. E se la Francia ci ha seguito sull'obbligo di vaccinazione anti-Covid degli operatori sanitari, ora e noi dovremmo prenderla ad esempio per quanto riguarda il Green pass», ha aggiunto Ricciardi, sottolineando che si tratta di «una cosa importante perché serve a evitare l'incremento dei casi e le conseguenze». 


Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Luglio 2021, 14:31
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