Carmelina, dal cancro alle virate in mare: "Grazie alla vela ho cambiato la mia vita"

Carmelina, dal cancro alle virate in mare: "Grazie alla vela ho cambiato la mia vita"

«Ho avuto un cancro, anzi due. Prima di ammalarmi ero Alice nel paese delle meraviglie, ora so che il dolore fa parte della vita e mi sento migliore. So che una persona estranea può esserti vicina più di una che conosci da sempre, che le priorità non sono quelle che credevi, che 'accanto a me' è un posto per pochi», o anche per tanti purché se lo meritino davvero. Carmelina Ruggeri, 44 anni, avvocato di San Pier Niceto in provincia di Messina, l'ha capito sopra una barca vela in mezzo al mare che circonda l'isola di Caprera.



«Per me è stata la virata, la svolta», racconta all'AdnKronos Salute oggi a Milano, a margine della presentazione della mostra sulla prima edizione del progetto 'Pazienti a bordò e del secondo anno di iniziativa, che vede alleati università Statale, Centro velico Caprera-Cvc e We Will Care Onlus, e che diventa studio scientifico sulla velaterapia per 150 donne reduci da un tumore al seno. Nel primo giorno di primavera Carmelina si sente «in una fase di rinascita» e sorride a un nuovo amore, un sentimento «fresco fresco», per lei che quello vecchio l'ha perso insieme a un seno. «Avevo un fidanzato e lo amavo tanto - ricorda - Nel gennaio 2017, all'Istituto europeo di oncologia-Ieo di Milano ho subito una mastectomia destra. E lui, che mi aveva assicurato di volermi stare vicino, dopo l'intervento mi ha lasciata al telefono». Acqua passata, vinta come le onde scosse dal vento di Sardegna. «Sono tornata in Sicilia. E da 10 giorni ho accettato che nella mia vita entrasse un'altra persona. Per un pò l'ho respinta - confessa - non volevo essere un fardello. Gli ho mostrato il mio seno ricostruito e la mia cicatrice. Lui mi ha detto che io non sono un seno o una cicatrice. Non sono un corpo, sono una persona». Per Carmelina la diagnosi è arrivata nel dicembre 2016, «qualche giorno prima di compiere 43 anni - spiega la donna - La mammografia e l'ecografia erano sospette e un amico radiologo mi ha consigliato di venire a Milano. Grazie all'aiuto di un altro amico, all'Ieo mi è stato confermato un cancro; in gennaio sono stata operata e ho fatto la radioterapia. L'ho finita il 18 maggio, il giorno del compleanno del mio papà che non c'è più, e subito dopo la psiconcologa Gabriella Pravettoni mi ha proposto di partecipare al progetto di una vacanza in barca a vela. All'inizio ero titubante, anche perché mi avevano consigliato di non prendere il sole per qualche tempo, poi mi sono fatta convincere e sono partita».
 


A Caprera Carmelina incontra gli istruttori del Cvc, 4 psicologhe e altre 14 donne come lei. «A me piace chiamarle sorelle della vita - continua - Siamo diventate un gruppo: ogni volta che una va a fare un controllo, quella diventa la giornata del controllo per tutte; se una riceve una bella notizia, la sua diventa la gioia di tutte. Caprera non è finita quella settimana, Caprera è continuata anche dopo e nella mia vita è stata un miracolo. Un'esperienza di condivisione forte, di confidenza intima che mi ha portato all'accettazione. Ti guardi intorno e comprendi che non sono tutte rose e fiori, che l'assenza di dolore è un'utopia. Capisci quali sono le cose più importanti, reimposti l'esistenza in modo diverso». Dopo l'estate magica, l'autunno e la nuova 'bottà. «Nell'ottobre 2017 sono stata sottoposta alla ricostruzione del seno destro e a una riduzione del sinistro - prosegue la donna - ma l'esito dell'esame istologico ha svelato che anche a sinistra si stavano diffondendo piccole cellule di cancro». Un'altro tumore, un'altra mastectomia questo gennaio. Eppure Carmelina si sente «fortunata. Intendiamoci - chiarisce - nessuno è contento di avere un cancro, ma dopo che ne hai sperimentato uno hai gli strumenti per gestirlo». Se la prima diagnosi «l'ho vissuta con distacco e freddezza, quasi impassibile come se quello che stava succedendo non stesse capitando a me», alla seconda «sei diversa e hai dentro una forza nuova». Dopo l'esperienza in vela, Carmelina ha camminato. «In agosto ho percorso delle tappe del Cammino di Santiago, ho continuato a viaggiare dentro me e ho fatto psicoterapia. Non per quello che ho avuto - precisa - ma per me stessa, per continuare a crescere». Alice nel paese delle meraviglie non c'è più e a portarla via è stato il mare, «una metafora della vita».
 


«La navigazione è una metafora della vita» anche secondo Ketti Mazzocco, psicologa ricercatrice della Statale di Milano, in forze all'Ieo e responsabile del progetto di velaterapia. «Anche in mare, così come nella vita - spiega all'AdnKronos Salute - si incontrano degli ostacoli che devi riuscire a superare. In mare guardi le onde, ascolti il vento e impari a tenere la barca. La barca è la metafora della persona, la barca sono io e devo saperla governare». «L'obiettivo di questa iniziativa è promuovere il benessere in una persona che ha vissuto una crisi importante di progettualità, una grossa frattura tra un prima che si interrompe e un dopo tutto da costruire - analizza l'esperta - L'anno scorso la fase pilota del progetto ha coinvolto più di 20 pazienti dai 30 ai 55 anni che erano state colpite da tumori diversi, 15 nella settimana di giugno e 12 in quella di settembre. Al mattino e fino al primo pomeriggio le lezioni di vela, teoriche e pratiche, e al pomeriggio 2 ore di psicoterapia di gruppo». Perché «uno degli aspetti importanti di questo tipo di intervento è proprio il gruppo, la sua forza che il singolo non possiede». «Quest'anno - riassume Mazzocco - ripeteremo l'esperienza in 10 settimane, da maggio a ottobre, coinvolgendo in tutto 150 donne che hanno avuto un tumore del seno. Prima e dopo l'esperienza di ogni gruppo raccoglieremo vari dati, con l'obiettivo di tradurli in una pubblicazione scientifica su una rivista internazionale. Già l'anno scorso abbiamo osservato che la psicoterapia, associata al corso di barca a vela, produce miglioramenti non solo sul piano emotivo, ma anche sulle condizioni generali di salute, sul sonno, sulla qualità della vita in generale. L'estate prossima andremo a misurare in modo più sistematico l'impatto di vela e psicoterapia sulla funzionalità fisica, le variabili legate allo stress. Una delle pazienti che hanno partecipato alla prima edizione del progetto - conclude la responsabile - ci ha detto che era passata una settimana, ma a lei sembrava fossero trascorsi dei mesi». Capita quando vivi qualcosa che ti cambia per sempre: «Ti rimetti in piedi - dice Carmelina - e non sei più la stessa. Sei diversa, una persona migliore».
Mercoledì 21 Marzo 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:15
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