Papà realizza il sogno del figlio disabile di giocare a calcio: «L'ho reso felice, sono io le sue gambe»

Il papà realizza il sogno del figlio disabile di giocare a calcio: «L'ho reso felice, sono io le sue gambe»

Una storia assolutamente toccante, di quelle capaci di far tornare a chiunque la fiducia nell'umanità. Una vicenda assolutamente straordinaria, quella di un papà che è riuscito a realizzare il sogno del figlio disabile, che arriva da un luogo tristemente noto in tutto il mondo soprattutto per efferati delitti e altri episodi di cronaca nera.

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Siamo a Ciudad Juarez, in Messico. Mario Treviño González, padre di un ragazzino di 12 anni a cui ha dato il suo stesso nome, dall'inizio del 2018 si è licenziato per seguire a tempo pieno il figlio, gravemente disabile sin dalla nascita a causa di una malformazione cerebrale, una dislocazione dell'anca e una grave forma di scoliosi. A causa della sua condizione, il piccolo Mario non può parlare ed è costretto a stare su una sedia a rotelle, ma ha sempre sognato di giocare a calcio e, grazie ad una deroga della federazione giovanile, da quattro anni può divertirsi insieme ai suoi coetanei. Con la maglia numero 0, infatti, papà e figlio scendono in campo insieme e il ragazzino viene guidato lungo il campo dal padre, a cui però è tassativamente vietato toccare il pallone.

«Ora sono io le sue gambe, sono io a spostarlo, a portarlo a scuola, agli allenamenti due volte a settimana e alle terapie necessarie per le sue condizioni di salute. Sono felicissimo di potermi dedicare al 100% a lui» - ha dichiarato papà Mario a El Diario de Juarez - «Il suo problema, ora, è solo di natura motoria: psicologicamente sta bene, so che ora è felice perché finalmente, dopo tanti momenti difficili, vedo mio figlio sorridere. Il calcio, per lui, è stata la migliore tra tutte le terapie a cui si è sottoposto».

Di fronte a questa meravigliosa e commovente storia, papà Mario difende con forza l'inclusione dei bimbi disabili: «Vanno integrati e motivati. L'emozione di una partita di calcio può far scoccare la scintilla e fare miracoli. Non posso che ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile che mio figlio, oltre la sua grave disabilità, potesse giocare a calcio insieme ai suoi coetanei».
Domenica 2 Giugno 2019, 17:21
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