Reddito di cittadinanza, nuovo contratto per tre beneficiari su dieci (in due anni e mezzo)

Reddito di cittadinanza, nuovo contratto per tre beneficiari su dieci (in due anni e mezzo)

Sono oltre 1,8 milioni i beneficiari del Reddito di cittadinanza che dal marzo 2019, data dell'introduzione della misura, a settembre 2021 sono risultati attivabili. Tra questi 546.598, in pratica tre su dieci, hanno avuto almeno un nuovo contratto di lavoro in questo periodo. Il dato arriva dal Rapporto Anpal sulla condizione occupazionale dei beneficiari del Reddito di cittadinanza presentato oggi secondo il quale c'erano poi circa 320mila persone che hanno avuto il sussidio pur avendo già un lavoro (cosiddetti working poor).

 

Sono oltre 1,5 milioni i contratti attivati a beneficiari Rdc di cui 1,2 milioni nuovi (320mila hanno avuto accesso alla misura avendo già un contratto). Circa 725mila persone sono state indirizzate ai centri per l'impiego con un rapporto di lavoro in misura mentre 546mila sono quelli che hanno attivato almeno un nuovo rapporto. Circa due terzi dei nuovi contratti attivabili sono a termine.

 

L'Anpal sottolinea che l'ingresso nel reddito di cittadinanza «non sembra aver portato i beneficiari ad abbandonare la ricerca di un lavoro e, soprattutto, non sembra ne abbia innalzato il relativo salario di riserva a tal punto da indurli a rifiutare occupazioni a termine anche se di breve o brevissima durata». In pratica il reddito non spiazzerebbe la ricerca di lavoro ma le difficoltà sono piuttosto nella lontananza di molte delle persone attivabili dal mercato del lavoro. Il 48,5% della platea degli occupabili è più vicino al mercato del lavoro mentre il 51,5% è difficilmente occupabile perché non ha ha avuto un rapporto di lavoro nei tre anni precedenti l'accesso alla misura.

 

La disaggregazione delle platee per caratteristiche anagrafiche «dimostra una maggiore vicinanza al mercato del lavoro per gli utenti delle regioni del Nord e del Centro, per gli uomini, per i percettori con una età compresa tra i 30 e i 50 anni e per gli individui con cittadinanza diversa da quella italiana». Per le persone più vicine al mercato del lavoro la quota di coloro che hanno avuto un nuovo contratto è del 45,9% mentre è al al 15,4% per quelli più lontani. La difficoltà ad intercettare nuova occupazione aumenta al crescere della distanza dall'ultima esperienza di lavoro. Coloro che hanno perso l'occupazione nell'anno precedente l'accesso al beneficio registrano un nuovo rapporto di lavoro nel 55,8% dei casi, un dato di oltre 22 punti percentuali superiore ai quanto si registra per coloro che hanno perso il lavoro due anni prima dell'ingresso in misura e di quasi 30 punti rispetto a chi aveva perso l'ultima occupazione nel terzo anno precedente l'accesso al beneficio (26,5%).

 

Gli uomini presentano maggiore capacità di intercettare nuova occupazione, con un'incidenza che si attesta al 37,9% a fronte del 23,2% registrata per le donne. Il lavoro che si trova è spesso precario. La quota di contratti a tempo determinato di durata non superiore ai 3 mesi sfiora il 69%, e, in particolare, più di un terzo non supera il mese. E le difficoltà delle donne sono evidenziate anche dal «Gender Policies Report» dell'Inapp che sottolinea come in tre regioni del Sud i contratti fatti alle donne siano solo un terzo del totale (Basilicata, Sicilia e Calabria) mentre in altre cinque regioni, comprese Lazio e Lombardia sono sotto il 40% del totale.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 20 Dicembre 2021, 17:47
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