L'auto tira dritto, la UE non ha esitazioni nel confermare fuorilegge le vetture termiche nel 2035

L'auto tira dritto, la UE non ha esitazioni nel confermare fuorilegge le vetture termiche nel 2035

di Giorgio Ursicino

L’industria dell’auto corre velocissima. Fa profitti record, senza preoccuparsi troppo delle turbolenze e della terra bruciata che lascia alle proprie spalle. È la legge del business che, questa volta, coincide con le improrogabili esigenze ambientali. Serve aria più pulita, soprattutto nelle nostre invivibili città. Ed è necessario contenere l’aumento di temperatura nell’atmosfera che sta causando danni catastrofici all’ecosistema, con profondi cambiamenti climatici a tutte le latitudini. Eventi naturali finora sconosciuti, che liberano la forza scatenata dallo scioglimento dei ghiacci e dalla crescita degli oceani, ogni anno un po’ più gonfi d’acqua inquinata. Un fenomeno che si vede poco, ma si sente molto. Accerchiando il globo con una lunga serie di “tempeste perfette”. Il mercato delle quattro ruote, invece, arranca assai. Negli ultimi tre mesi, in Europa, c’è stato un leggero recupero. Più che dalla disponibilità degli agognati semiconduttori, pare dipendere dal cambio di politica commerciale del più grande costruttore del Continente.

Svolta coincisa, o forse dovuta, dall’alternarsi del suo ceo che aveva, e probabilmente ha “pagato”, un’impostazione molto simile a quella dei rivali. La brusca transizione energetica, che ha fatto lievitare i costi con le auto elettriche, accoppiata ad una crisi economica che sfiora la recessione (dovuta alla guerra nella vicino Ucraina) ha innescato una manovra a tenaglia. La domanda si è sgonfiata, precipitando di un terzo rispetto a prima della pandemia. I consumatori, pian piano, hanno scoperto gli ingenti vantaggi garantiti dall’auto “zero emission”. L’offerta, però, non è ancora vasta ed adeguata e viaggia in coppia con la carenza dei punti di ricarica, trasformando il piacere del viaggio in un aumento delle spese e un’ansia d’autonomia. Questo, in grandi linee, l’attuale scenario nell’UE, impegnata a far coesistere le decisioni strategiche prese con anni di bracci di ferro con la momentanea situazione energetica che tutti sperano si possa velocemente archiviare come un incubo contingente.

Un quadro che non può non incidere sull’umore degli automobilisti che, potrà sembrare strano, si riverbera sulle acquisizioni dei dealer, sempre più affiancate dalle vendite on line. Tutto questo muovendosi a due velocità. Stavolta non si può nemmeno parlare di Nord e Sud. Al settentrione del Continente, guidato dalla Norvegia ed ora rafforzato dalla ben più significativo apporto della Germania. A Berlino, che ormai vanta una richiesta di auto con la “spina” pari ad un terzo del totale, si contrappone l’Italia. Un grande mercato, con un parco circolante immenso ma parecchio vecchiotto, che viaggia ad andatura di rinnovamento “complessiva” inferiore a quella di Spagna e Grecia (meno del 10% le vendite di ricaricabili). Questo è un problema tutto tricolore. Che pesa non poco sulla salute e la sicurezza dei cittadini ed è estremamente attuale. Indispensabile affrontarlo ora, senza pensare al 2035 quando, almeno pare, le vetture con i motori termici dovranno definitivamente andare in pensione perché non si potranno più vendere.

Scenario che, se nei prossimi anni, come ormai scontato, verrà confermato, sarà anticipato almeno di un quinquennio. Questo per volere e per scelta dei costruttori che, già nel 2030, avranno sostituito tutte le vetture con motore a scoppio con altrettanti modelli silenziosi, alimentati ad elettroni. Nei giorni scorsi ci sono stati due importanti eventi a testimonianza che, a meno di forza maggiore, la Commissione di Bruxelles non ha alcuna intenzione di ritardare il calendario ecologico. La franata, infatti, avrebbe, a cascata, risvolti negativi anche su iter ben più complessi da attuare. In fondo, al di la di alcuni problemi sociali che quasi sempre accompagnano i cambiamenti epocali (ricordate la rivoluzione industriale), il comparto automotive si è detto pronto a rispettare una tempistica che, solo apparentemente, può sembrare ambiziosa. Il 27 ottobre, sull’asse Bruxelles-Strasburgo, il Consiglio Europeo e il Parlamento, dopo un lungo dibattito, hanno confermano l’approccio voluto fortemente della Commissione guidata da Ursula von der Leyen che mette al bando i propulsori a pistoni nel 2035.

Il pacchetto di riforme climatiche contenute nel “Fit for 55” per centrare il Green Deal che prevede una totale decarbonizzazione nel 2050. Ora, affinché il provvedimento diventi legge comunitaria, manca più o meno solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della sede dell’Unione. Ne si intravede quale paese potrebbe mettere il veto su una faccenda tanto virtuosa dopo un dibattito così articolato. Due settimane dopo, per l’esattezza il 10 novembre, sempre la Commissione ha finalmente ufficializzato la proposta per i limiti degli inquinanti della nuova normativa sui veicoli Euro 7 che, per vetture e furgoni, entrerà in vigore da luglio 2025 (esattamente due anni dopo per i veicoli pesanti). Anche in questo caso il parto è stato complesso e, per la prima volta, non ha visto contrapposti i verdi ecologisti con la lobby dei costruttori.

Le due fazioni, tutto sommato, tirano dalla stessa parte per quanto riguarda il bersaglio grosso: stop definitivo e totale al tubo di scarico nel 2035. È diverso, invece, il percorso di avvicinamento proposto. I primi spingevano per regole severe da subito, sulle quali stavano lavorando gli esperti di Bruxelles. I secondi, invece, dopo la definitiva decisione della totale scomparsa dei motori a combustione, avevano un approccio più pragmatico: se dobbiamo essere totalmente zero emission nel 2035 facciamolo bene, mettiamo tutte le risorse degli investimenti sui propulsori elettrici e sulle batterie per ridurre i costi, lasciando i termici al loro destino nel medio periodo, fino alla loro estinzione. Come al solito, quando bisogna adottare decisioni univoche in presenza di molteplici soggetti, prevale l’arte del compromesso con una stretta non esagerata dei limiti degli inquinanti.

Per le auto e i furgoni -35% degli ossidi di azoto e -13% del particolato. Più drastico il taglio per i veicoli pesanti, rispettivamente -56% e -39%. Vengono introdotti però limiti che prima non c’erano sulle micropolveri causate dalle batterie, dai freni e dagli pneumatici. Il gioco delle parti vuole che nessuno sia soddisfatto, ma ormai il dado è tratto. Il futuro sarà elettrico, anche se dovesse essere recuperato l’emendamento più volte bocciato che consente la vendita del 10% di veicoli termici pure dopo il termine del 2035. Nessuno più li produrrà perché avrebbero un costo antieconomico. Le sinergie adorano i grandi numeri.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Dicembre 2022, 18:27
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