Dispersi sul Velino, muri di ghiaccio ostacolano le ricerche, usati esplosivi. Ultime speranze legate alle grotte

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di Stefano Dascoli

Dispersi sul monte Velino in Abruzzo: ieri dopo 48 ore di bufera, pioggia e gelo, il sole di ieri lasciava presagire una svolta nelle ricerche. E invece la giornata si è chiusa con un sostanziale nulla di fatto che acuisce la sofferenza dei familiari e abbassa ulteriormente l'asticella della speranza. L'ipotesi resta quella delle primissime ore, quella che una valanga, con un fronte di 4-500 metri, abbia travolto il gruppo di avezzanesi durante la salita dal rifugio Casale da Monte, dove, tristemente, è ancora parcheggiata l'autovettura. D'altronde al momento non vi sono scenari alternativi a questo.

 

 

Ci si aggrappa disperatamente a chi, in paese, dice che oltre quel muro di neve, piombato sul fondo di Valle Majellama con una potenza tale da riempirla, ci sia una serie di grotte dove il gruppo può aver trovato riparo. E magari l'entrata di una di queste cavità può essere stata ostruita dalla neve caduta ancora copiosa fino all'altra notte, rendendo impossibile il movimento.

La realtà dei fatti è che le squadre di soccorritori ieri si sono concentrate soprattutto sulla zona della valanga da dove, peraltro, erano stati captati due possibili punti di aggancio del segnale cellulare e dove si erano interrotte le tracce degli escursionisti. Si è partiti da lì, da queste prime coordinate e dalle testimonianze degli amici a cui il gruppo aveva affidato confidenze sull'itinerario, ma le sonde, i lavori con le pale e soprattutto il fiuto delle unità cinofile non hanno dato esito. Si continuerà oggi, ricontrollando quei punti e allargando ulteriormente l'area della ricerca con l'aiuto di personale proveniente da ogni parte d'Italia.

 

Nei dintorni ci sono altri accumuli nevosi importanti misti a enormi lastroni di ghiaccio. Uno scenario rischioso anche per chi interviene, tanto che nella serata di ieri è arrivato un elicottero dalla Valle d'Aosta in grado di piazzare cariche esplosive: si valuterà l'utilizzo per bonificare un pendio ritenuto pericoloso in modo da poterlo scandagliare.

La giornata odierna sarà decisiva: da stasera potrebbe tornare a imperversare il maltempo e chiuderla senza scovare tracce significherebbe perdere quasi completamente ogni speranza di trovare in vita gli escursionisti. L'angoscia dei familiari restituisce la dimensione umana di questo dramma.

 

La città di Avezzano e l'Abruzzo intero sono sotto choc, a quattro anni esatti di distanza dalla tragedia di Rigopiano, quando un'altra valanga travolse il resort, uccidendo 29 persone. Chi vuole portare conforto parla di Tonino Durante, il 60enne del gruppo, atletico e coraggioso: «Conosce ogni pietra di questa montagna, sa dove andare e cosa fare. E' impossibile che la valanga lo abbia sorpreso».

 

 

C'è chi abbraccia la mamma di Gianmauro Frabotta, il 33 enne ingegnere che è già stato in Nepal e sognava di scalare un ghiacciaio un Alaska: a lei spiegano che con un riparo adeguato si può resistere anche a quell'inferno bianco. Ci sono poi i due fidanzatini, Valeria Mella e Gianmarco Degni, entrambi di 26 anni. Il papà di lei, Vincenzo, è un maresciallo dei carabinieri e ieri, come accaduto dalle primissime ore di questa tragedia, ha cercato di aiutare i soccorritori fornendo elementi utili, compresi quelli sugli account di posta elettronica che potrebbero aver registrato gli ultimi movimenti dei ragazzi. Ogni dettaglio può essere decisivo in questa storia, ma il tempo è la variabile principale: bisogna fare presto per tenere viva la speranza. 

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Gennaio 2021, 15:53
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