Roma, ecco gli spacciatori di psicofarmaci: sos per la droga low cost

Si chiamano Rivotril, Suboxone, Contramal, sono psicofarmaci, il primo a base di benzodiazepina, utilizzati per combattere l'ansia o l'epilessia, ma associati all'alcol, presi in dosi massicce o mixati con altre sostanze hanno effetti devastanti, simili all'eroina. A Roma ormai sono spacciati come droghe qualsiasi, low cost (perché costano molto meno della coca o dell'eroina), facilmente reperibili, smerciate soprattutto tra gli extracomunitari e i senzatetto che gravitano intorno alla stazione Termini e all'Esquilino. In tasca poche pasticche per sfuggire all'arresto, le altre dosi ben nascoste tra i cespugli o nei cestini dei rifiuti di largo di Villa Peretti, oppure appoggiati e tenuti in custodia dagli homeless disseminati intorno alla stazione o tra i chioschi: il business non conosce sosta. I nuovi pusher si spostano velocemente tra le diverse piazze, dalla villetta dei giardini Einaudi a via Giolitti, vicino alla paninoteca, poi fin sotto le mura di San Lorenzo, nel parcheggio del crack all'inizio della via Tiburtina, allungando la ronda fin nel cuore di piazza Vittorio, dentro ai giardini, dove i residenti denunciano: «Giovani italiani e stranieri si fanno a tutte le ore, anche in pieno giorno». Come piccole Rogoredo (il bosco della droga di Milano) aperte h24 nel cuore della Capitale. I soli carabinieri che operano in questo spicchio di città ne fermano al ritmo medio di uno al giorno. Ma non sempre per loro si spalancano le porte del carcere: piccole quantità, appunto, o più semplicemente anche i magistrati, a volte, sottovalutano gli effetti e le conseguenze dell'abuso delle nuove droghe. «Il Rivotril, per esempio, è un ansiolitico potente e a dosaggio medio-alto dà un senso di stordimento che viene ricercato dal tossicodipendente - spiega Giuseppe Miti, psichiatra, autore di uno studio sulla politossicodipendenza al San Camillo -, l'alcol più in generale ne potenzia l'effetto ed è sempre controindicato in uso con gli psicofarmaci. Il tossicodipendente, di solito, sperimenta di tutto. In ospedale arrivano giovani e meno giovani agitati, che non sai come trattarli perché rischi di immettere sostanze su un organismo che ne ha già assunte altre e tu non sai quali siano. Ci sono ragazzi che si fanno di trielina, persino di decongestionanti per il naso. Attraverso la pet cerebrale a trenta politossicomani sono emersi i danni al cervello provocati dal mix di sostanze, spesso irreversibili, fino a provocare stati deliranti e schizofrenici».