Il welfare parallelo delle Caritas a sostegno del territorio, in un anno raddoppiati gli sforzi post-pandemia
di Franca Giansoldati

Il welfare parallelo delle Caritas a sostegno del territorio, in un anno raddoppiati gli sforzi post-pandemia

La scena si svolge a Latina, davanti alla cancellata della Caritas, ma potrebbe benissimo essere la stessa in altre città italiane. Ogni giorno Mario (nome di fantasia), un sessantenne dai modi gentili, vestito in modo curato, aspetta che la fila in attesa si sfoltisca. Distanziamento sociale, mascherina obbligatoria. Si mette in fondo, quasi in disparte ma si capisce che è lì a ritirare il pasto preparato dai volontari, consistente in un primo e un secondo caldi, un dolcetto, un frutto e una bottiglietta d'acqua, tutto in contenitori monouso compostabili per non inquinare. L'uomo si avvicina al volontario, gli mostra due tessere con il codice a barre che gli danno la possibilità di ritirare due pacchi. Dentro c'è la cena sua e della moglie, Anna (altro nome di fantasia) che lo sta aspettando quasi nascosta.

Mario ringrazia, accenna un sorriso. Va avanti così da mesi e in quel fagotto c'è l'unico pasto che hanno da quando Mario non ha più il lavoro precario e Anna causa Covid non viene più chiamata per fare lavoretti in casa, anche l'estetista se occorre. Destini ai margini di un sistema sociale che fatica a prenderli in carico nella immediatezza della pandemia.
Il fatto è che nel post Covid non tutte le emergenze sembrano fare lo stesso rumore. L'eco di immigrati irregolari, sbandati, rom, senza fissa dimora, emarginati che vagano o bivaccano non passano inosservati. Affiorano puntuali nelle statistiche della carità e la loro voce viene catturata con facilità. In questi ultimi due anni, però, in parallelo si sono fatte strada emergenze altrettanto drammatiche ma meno appariscenti, silenziose. Non fanno rumore perché racchiuse nella timidezza se non nella vergogna. Il peggioramento economico ha trascinato dietro sé il destino di italiani già fragilissimi e senza paracaduti.
Lo sanno bene al Centro Caritas di Latina dove grazie ai fondi dell'8 per mille sono nati diversi servizi capaci di fare da sentinella e dare sollievo nell'immediato. Ci sono famiglie numerose in cui è venuto a mancare l'unico stipendio, pensionati alla deriva, ammalati impossibilitati a curarsi, nuclei catapultati improvvisamente in una zona di disagio momentaneo non ancora certificata ufficialmente dalle strutture sociali, eppure drammaticamente incalzante nei bisogni quotidiani. La luce da pagare, il gas, l'affitto, i pignoramenti e, purtroppo, il frigorifero vuoto o (persino) l'incapacità di accedere alla burocrazia, per esempio ottenere lo Spid.


La Chiesa italiana si è rivelata fondamentale per la capacità di agire immediatamente, rispetto alle istituzioni più burocratiche. La rete delle Caritas resta la più efficace per monitorare e fotografare la debolezza sociale di tante situazioni fantasma. Praticamente una sorta di welfare parallelo e di pronto intervento.


A Latina cittadina di 120 mila abitanti la mensa è un modello replicato in altre diocesi. Provvede a erogare 35 mila pasti all'anno, con un esercito di 400 volontari, dal cuoco professionista allo studente universitario, dal medico all'avvocato, cercando di ottimizzare i costi. «La mensa costa all'anno 70 mila euro. Dobbiamo pagare le utenze, le forniture ma non il personale, a parte un coordinatore. È un servizio che si fa in economia. Non usiamo il catering per intenderci, ci basiamo sul volontariato. Il costo complessivo di un pasto è due euro. Spendiamo un po' per le vaschette monouso necessarie in tempo di pandemia e per la carne. Cerchiamo di agire come un buon padre di famiglia» annota il direttore Angelo Raponi, sposato con due figli, da 30 anni nel volontariato.
IL TERMOMETRO
La mensa resta il primo passaggio nevralgico che permette di ottenere il profilo dinamico del fenomeno povertà, analizzando immediatamente chi bussa alla porta e perché. Il centro di ascolto eroga una tessera e nello stesso tempo valuta ulteriori aiuti. Ogni giorno affiorano storie umane grazie ad un approccio umano ed empatico.

A seconda dei bisogni le persone vengono poi smistate allo sportello per il lavoro, in ambulatorio, all'ufficio legale. In queste stanze spartane si accavallano vicende che raccontano di improvvisi rovesci della fortuna, gente finita nelle mani dell'usura, altri che faticano a rimettersi in piedi perché malati e senza nessuno. Tanti i padri separati. La vita può essere complicata per chiunque se vengono a mancare sicurezze. Bussare alla mensa Caritas per un italiano significa non avere altre vie d'uscita. Una firma per l'8 per mille serve anche a questo.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 15 Ottobre 2021, 17:12
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