Medvedev in finale con Djokovic: è l’Australian Open degli antipatici
di Piero Valesio

Medvedev in finale con Djokovic: è l’Australian Open degli antipatici

Ricordate Pinball Wizard? Tommy, il protagonista dell’omonima opera rock a un certo punto della vita si scopriva sordo, cieco e muto ma riprendeva i contatti col mondo rivelandosi un superuomo al flipper. Per fortuna sua Medvedev parla senza problemi, ci sente e ci vede benissimo: ma il Pinball Wizard del tennis è certamente lui. I suoi gesti sono la trasposizione sul campo dell’attività digitale (nel senso che ad agire sono i polpastrelli) con cui si gioca a flipper: non c‘è spazio per lo stile ma solo per la dominazione. Esattamente la prassi che Medvedev ha attuato ieri in semifinale contro lo sgonfio Tsitsipas (6-4 6-2 7-5) e che proverà a ripetere contro Djokovic nella finale Slam a più alto tasso di antipatia degli ultimi anni.
MUGUGNI E FISCHI
I due si beccano abitualmente una dose di mugugni e fischi assai più elevata di quanto, insieme, raccolgano gli altri componenti del circus. L’uno, Medvedev, perché può annichilire l’avversario in misura perfino contronatura. In più, nel furore agonistico, ogni tanto non evita di avere atteggiamenti fastidiosi, al limite del provocatorio. Per rispondere a Tsitsi, da lui ritenuto un perditempo fra un servizio e l’altro, si allontana dalla riga di fondo palesemente infastidito e va a asciugarsi praticamente nello spogliatoi. Prende quasi a male parole il suo coach che se ne va stizzito (contro Krajinovic). Due anni fa a New York la sua lotta col pubblico durò per tutto il torneo partendo da un vaffa che il nostro aveva indirizzato a un raccattapalle piuttosto ageé e da un dito medio clandestino.
IL NUMERO UNO
L’altro, Nole, è accompagnato da un’antipatia che ha diverse origini. Intanto dall’essere un ex-simpatico. Il Nole che imitava la Sharapova al players party di Montecarlo e che sedeva sotto un ombrello al fianco di un raccattapalle durante uno scroscio di pioggia è per i più un lontano ricordo. La sua immagine è oggi legata a certe occhiatacce rivolte al pubblico, alla sassata che ha tirato pochi mesi fa a New York colpendo inavvertitamente una giudice di linea, al torneo organizzato a Belgrado con annessa serata in discoteca durante il primo lockdown; all’essersi fatto promotore di una sorta di corrente all’interno del partito-Atp quando a tutti pareva che l’unità fosse la scelta più conveniente. 
(DE)MERITI SPORTIVI
E in più i federasti, che occupano la maggioranza relativa del Parlamento dei tennisofili, non gli perdonano di avere vinto la finale di Wimbledon 2019; quella in cui Roger fallì (per sua esclusiva colpa) i due matchpoint più discussi e romanzati della storia recente. Dalla finale dovrà scaturire magia: solo così la nuvola dell’antipatia, come quella purpurea e venefica di Matthew Shiel, si allontanerà da Melbourne.

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 20 Febbraio 2021, 07:30
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