Musetti, Sinner e Berrettini, l'Italia cala il tris agli ottavi del Roland Garros
di Piero Valesio

Musetti, Sinner e Berrettini, l'Italia cala il tris agli ottavi del Roland Garros

Guardate quella volèe dietro la schiena. Lì c’è tutto. C’è la facilità con cui Lorenzo Musetti esegue un colpo che riesce bene a Mansour Bahrami quando si esibisce il giro per il mondo; ma che non si vede in un torneo normale. C’è la prontezza di riflessi; c’è la follia non presuntuosa dei 19 anni. Dopo quel colpo che è arrivato in uno scambio aperto da un servizio da sotto (sta diventando una moda) di Marco Cecchinato, Lorenzo Musetti è diventato l’italien più amato del Roland Garros e forse di Parigi. Poveri francesi: avevano 18 giocatori al via, ora sono a secco. E a chi dovrebbero affidare la propria passione se non ad un giocatore che colpisce la palla dietro la schiena, che mette in campo quella quota di sregolatezza che ci vuole per farsi amare a Parigi? Lo spettacolo di arte varia è ciò che gli spettatori della Ville Lumiere vogliono e desiderano. Vogliono un Paolo Conte (a proposito di spettacoli di arte varia) della racchetta da applaudire all’Opera del tennis. Tutto questo è successo ieri durante e dopo il derby contro Cecchinato, il quale, a fine match, tanto per dare la misura di cosa è il diciannovenne Lorenzo in questo momento, ha usato questo testuali parole: “Lorenzo si goda il momento perché io non so quante altre volte potrà giocare con il livello che ha tenuto contro di me”. E lui di rimando: “Jannik e io siamo nel futuro di questo sport”.

Ora: ciò che non bisogna fare è dimenticarci che Lorenzo Musetti ha 19 anni, è alla sua prima apparizione in uno Slam e che domani, in un incredibile big monday, affronterà Nole Djokovic, il quale fino ad ora non ha fatto altro che allenarsi. E’ necessario, a costo di apparire tromboni, ricordare che la storia cui stiamo assistendo non è una miniserie legata ad uno o più tornei: ma un long-serie come Grey’s Anatomy oppure Low ad Order, destinata a durare per chissà quante stagioni.

Una serie di cui anche Jannik Sinner e Matteo Berrettini (più altri eventuali) saranno a loro volta protagonisti. Nel big Monday Jannik vivrà la terza puntata della sua personalissima serie contro Nadal. Di tutti i nostri è quello che giorno dopo giorno pare crescere in consapevolezza e solidità mentale. In più sembra che fisicamente si rafforzi più passano le ore. Sfidare Rafa a Roland Garros è come discutere di semiotica con la buonanima di Umberto Eco: non esiste un esame di maturità più duro e significativo. Si odono però voci: si ma Nadal quest’anno ha perso con Rublev a Montecarlo, con Djokovic a Roma, ha battuto Tsitsipas a Barcellona dopo solo una lotta gargantuesca…Non conta nulla, fidatevi. Se uno vince a Parigi tredici volte è perché in quel luogo si avvera un’alchimia tecnico-psicologico-ambientale che permetterebbe a chi se ne giova di vincere anche a 50 anni. Dunque chi domani assisterà al confronto fra il vecchio e il bambino sappia che si tratta né più ne meno di una puntata della serie. E che il finale, quale che sarà, sarà aperto.

Poi c’è Matteo Berrettini. Che ha battuto il coreano Kwon a dispetto di un rovescio che non ne voleva sapere di oltrepassare l’area del servizio. Bel segnale. Matteo ha una maturità nella gestione dei match che gli altro due del fantastico trio non possiedono ancora. Nonostante le condizioni per lui sfavorevoli (umidità e terra molle) ha comunque messo in campo il 70% di prime palle. Ma è anche colui che può maggiormente giovarsi di condizioni più favorevoli, contro qualunque avversario.

Comunque: tre italiani nella seconda settimana di Parigi non s’erano mai visti nell’era open. Gli ultimi a riuscirci erano stati quattro: Jacobini, Mulligan, Pietrangeli e Merlo nel ’62.  Che serie, ragazzi.


Ultimo aggiornamento: Domenica 6 Giugno 2021, 19:54
© RIPRODUZIONE RISERVATA