Gianluca di Marzio, inviato Sky a Euro 2020: «Caricavo i giocatori della Nazionale attraverso le mie storie Instagram»
di Piergiorgio Bruni

Gianluca di Marzio, inviato Sky a Euro 2020: «Caricavo i giocatori della Nazionale attraverso le mie storie Instagram»

È il re incontrastato del calciomercato. Ma durante i recenti Europei di calcio, assieme ai colleghi di Sky, ha seguito passo dopo passo la nostra Nazionale. Dal primo giorno, fino all'incredibile successo di Wembley contro l'Inghilterra. Gianluca di Marzio è un fiume in piena. Di emozioni, ricordi e lacrime. Un mese a tinte Azzurre, a strettissimo contatto con i futuri campioni, che gli hanno regalato l'emozione professionale più grande della sua carriera.  

 

Qual è il bilancio di questi Europei?
«E’ stato tutto incredibile, non pensavo di vivere emozioni simili. All’inizio non credevo che l’Italia fosse in grado di conquistare l’Europeo ma poi, strada facendo, mi sono ricreduto».

 

E come mai?

«C’era alchimia all’interno del gruppo. Ovunque andavo vedevo troppa convinzione da parte delle altre tifoserie, perciò le ho sfidate tentando di autoconvincermi del fatto che si sarebbero sbagliati. Sono stato un rappresentante della Nazionale, ho cercato di far provare alla gente ciò che vivevo io, volevo che loro fossero lì con me. E, alla fine, ha funzionato».



Nel team Sky si percepiva grande compattezza, simile a quella dell'Italia. Questa vostra coesione ha aiutato per vincere il titolo?

«Non credo abbia influito sulla vittoria finale (ride, ndr). Ci vogliamo bene e questo ci fa lavorare meglio. So, però, che i ragazzi della Nazionale guardavano le mie storie Instagram. E, visto che non potevano uscire dall’albergo, magari si caricavano quando vedevano la grinta e la prepotenza dei tifosi avversari che riportavo».



Che rapporto si è instaurato tra voi e gli Azzurri?
«Bellissimo. Ad esempio, nella festa di lunedì sera (a Roma, ndr), i ragazzi della Nazionale ci hanno confidato alcuni retroscena ed esternato molteplici emozioni. Questo accade soltanto quando c’è complicità».



Com’è stato vedere la finale in mezzo a 60.000 inglesi?
«Come trovarsi in una fossa di leoni. Dovevo tirare fuori tutta la mia carica, anche se venivo guardato male. Alla fine, però, molti tifosi sono andati via con la coda tra le gambe e altri hanno addirittura applaudito. Uno sparuto numero, infine, sono stati decisamente incommentabili».

 

Anche voi cantavate la canzone degli Azzurri “Ma quale dieta, me piacene ‘e purpett”?
«Alcuni del nostro gruppo sì, Poi, dopo la finale, l’abbiamo cantata tutti. Me compreso».

 

A livello emotivo, come ha vissuto il mese in giro con l’Italia?
«Ho versato parecchie lacrime su Instagram, in una diretta il pomeriggio precedente la finale. Nel momento in cui mi è stato chiesto quando tornassi dalla mia famiglia, ho dovuto interrompere tutto perché ero in una valle di lacrime. Lo ammetto: sono una persona molto sensibile».



Qual è stato il momento più divertente del dietro le quinte Azzurro?
«Non ci sono stati particolari retroscena, tante cose sono venute fuori dalle scaramanzie. Comunque, è un gruppo di bravi ragazzi: molti studiano, come Pessina. A me, lui non sembra un calciatore, ha un modo di parlare che non vedo in nessun altro al giorno d’oggi».



In conclusione, la cosiddetta maledizione Kiricocho ha funzionato?
«La conosco poco. Però, a dire il vero, ho altre maledizioni legate a Londra: sentire ‘I'm coming home’ ogni giorno, ad esempio, è stato sfiancante. Tuttavia, come sapete, non ha portato bene alla squadra di Southgate (ride, ndr)».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 15 Luglio 2021, 12:56

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