Iva Zanicchi, festa per gli 80 anni: «Vorrei come regalo uno show tutto mio»
di Totò Rizzo

Iva Zanicchi, festa per gli 80 anni: «Vorrei come regalo uno show tutto mio»

Che regalo vorrebbe Iva Zanicchi per gli 80 anni che festeggia proprio oggi? Lei è sempre sincera: «Uno show televisivo che racconti i miei 60 anni di carriera, con una grande orchestra, un corpo di ballo, una bella scenografia, tanti colleghi e amici, ospiti internazionali». Chi ha orecchie per intendere, intenda. Nessun festeggiamento ufficiale per l’Aquila di Ligonchio. «Oltre la salute e gli affetti, ma anche la voglia di cantare, di stare a contatto con il pubblico, cos’altro puoi chiedere a questa età?». E così oggi sarà torta con il suo compagno Fausto Pinna (sono insieme da 35 anni), con sua figlia Michela (53 anni, nata dal matrimonio di Iva con discografico Tonino Ansoldi, suo unico marito) e con i nipoti Luca e Virginia (quest’ultima pare abbia ereditato la voce della nonna).



Una carriera costellata da record, quella della Zanicchi. Il più importante: l’unica cantante ad aver vinto tre volte il Festival di Sanremo. Le tre vittorie le ricorda così: «La prima fu nel ’67 con “Non pensare a me” in coppia con Claudio Villa. Fu scioccante perché due sere prima si era tolto la vita Luigi Tenco la cui canzone era stata esclusa dalla finale. Povero ragazzo… Io ero sicura che ci facessero tornare a casa e invece la Rai decise di proseguire la rassegna. Ricordo che, quando vinsi, ero così scossa che fui quasi trascinata in palcoscenico da Mike Bongiorno per ritirare il premio». Seconda vittoria due anni dopo, 1969, con «Zingara». «Quella invece me la sono proprio goduta e ancora oggi quel brano è parte di me, guai se non lo cantassi ad uno dei miei concerti, non mi farebbero uscire viva». Infine nel ’74, prima sul podio con «Ciao cara, come stai?». Insistettero perché ci andasse, lei confessa che non era per nulla convinta «nonostante la canzone fosse molto bella».

E invece la statuetta con il leone rampante sulla palma andò a lei. L’altro record è legato ad uno degli aneddoti che racconta con più gusto: 50 concerti in Unione Sovietica a metà anni ’60. «Mi dissero: non dire nulla, dici soltanto che sei contenta di essere in quel grande Paese, che canti l’amore e basta». Alla conferenza stampa, dove fui accolta con tutti gli onori da autorità che andavano dai ministri ai generali, quando mi chiesero di parlare dissi quello che mi avevano raccomandato di dire, solo che poi, con la mia solita schiettezza, aggiunsi: vi confesso sinceramente che sono anticomunista, anzi vi pregherei di indicarmi le chiese più vicine a dove alloggerò perché la domenica vado sempre a Messa. Calò un silenzio che ricordo ancora. Ma i concerti furono un trionfo e al ritorno in Italia, dopo quasi due mesi, mi accompagnarono all’aeroporto di Mosca con la banda militare».

Dal soul alla melodia, la carriera di Iva Zanicchi ha avuto incontri bellissimi. «Visconti si innamorò di “Testarda io”, me ne parlò davanti ad un caffè e decise di inserirla in “Gruppo di famiglia in un interno” e per me ascoltare la mia voce sui primi piani di Burt Lancaster, il protagonista del film, fu emozionante».

Così come una fortissima emozione fu l’incontro con Mikis Theodorakis. «Mentre lui era in carcere ad Atene, sotto il regime dei colonnelli che avevano preso il potere in Grecia con un colpo di Stato, un suo collaboratore qui in Italia mi propose di incidere “Un fiume amaro”. Quando lo scarcerarono, il maestro venne a Roma ma era convalescente e lo ricoverarono in ospedale. Gigi Vesigna – allora non ancora direttore ma redattore di “Sorrisi e Canzoni” – mi convinse ad andare a trovarlo e di portargli la “lacca” del disco che non era stato ancora pubblicato. Me lo ricordo in una stanzetta, insieme ad altri due suoi compagni esuli. Mettemmo il disco e tutti e tre lo ascoltarono tenendosi per mano e, alla fine, piansero. Figurarsi quanto piansi io…».

Nel curriculum c’è anche la tv con 14 anni di conduzione di «Ok il prezzo è giusto»: «Nacque casualmente, quando con Dorelli dovetti improvvisare per una decina di minuti durante uno show a Canale 5 perché un ospite aveva dato buca. Dorelli alla fine fece al regista “però, hai visto Iva che doti da intrattenitrice?” e quello “passeresti domani per un provino per una nuova trasmissione?”. E così lo studio di “Okay” diventò quasi la mia seconda casa».

Ultimo aggiornamento: Sabato 18 Gennaio 2020, 22:23
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