Nicolas Cage: «Se lavoro ancora è grazie ai produttori asiatici»
di Alessandra De Tommasi

Nicolas Cage: «Se lavoro ancora è grazie ai produttori asiatici»

MACAO – Occhiali da sole rossi, giacca dai toni sgargianti e sguardo intenso: Nicolas Cage sa come fare un’entrata ad effetto. Non a caso è stato scelto come talent ambassador al 3° Macao International Film Festival & Awards (8-14 dicembre). In pratica il Premio Oscar si fa portavoce di questa giovane ma promettente vetrina per valorizzare il cinema cinese al di là dei confini. La scelta, ha spiegato, è dettata dalla gratitudine verso un angolo di mondo che gli è particolarmente caro e dove ha deciso di portare in anteprima il suo ultimo film, l’horror Mandy.
Perché parla di gratitudine?
«Devo la mia carriera al mercato asiatico e ai suoi produttori, che più di tutti mi hanno dato fiducia. Per farla breve, se ho ancora un lavoro è merito loro».
Un ricordo di set che non potrà mai dimenticare?
«Ho girato molti film qui persino in condizioni critiche. Per Bangkok Dangerous c’erano state situazioni turbolente, per così dire, e ho svegliato mio suocero nel cuore della notte per evacuarlo dalla Thailandia con mia moglie e mio figlio. Li ho messi tutti sul mio jet privato e li ho spediti in Corea, ma sono tornato sul set a girare, fiducioso che sarebbe andato tutto bene e per fortuna ho avuto ragione».
Ha otto film in uscita, quale genere preferisce?
«Ho capito che funziono meglio sulle piccole produzioni indipendenti: quando sei con il fiato sul collo per finire le scene in fretta per mancanza di soldi, allora ti concentri sulle cose serie».
Perché ha accettato Mandy?
«Era un progetto diverso da tutto quello fatto e visto finora, mi ha permesso di lasciare a briglia sciolta la mia immaginazione e di mettere a frutto la mia esperienza, anche se ci ho messo due anni a convincere il regista che fossi adatto al ruolo. Lui mi vedeva bene come antagonista e allora ho preso il rischio di aspettare che cambiasse idea e ha funzionato».
Il regista che l’ha messa di più alla prova?
«John Woo perché ha un’energia e una potenza scenica capaci di lasciarmi a bocca aperta. Face/off mi è rimasto nel cuore. Spero davvero di poter lavorare ancora insieme a lui».
I film che non vede l’ora di vedere?
«Su tutti Green Book e Roma (vincitori rispettivamente del Festival di Toronto e di Venezia, ndr): promettono storie intense, umane, profonde e stimolano la mia curiosità non solo come attore ma come spettatore.
Qual è la più grande lezione che ha imparato finora?
«Ho capito che non abbiamo molto tempo a disposizione, la vita è troppo breve per sprecarla con cose che non ci fanno star bene».
Lunedì 10 Dicembre 2018, 07:20
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