Covid, Bassetti: «Febbre gialla candidata a succedergli come prossima pandemia»

Video

«La febbre gialla è una seria candidata per una futura pandemia». È l'avviso dell'infettivologo genovese Matteo Bassetti stamani via Facebook, illustrando le correlazioni tra cambiamento climatico e infezioni. «C'è il rischio che in Italia, a causa del fenomeno della tropicalizzazione, possano diffondersi malattie tipiche di fasce climatiche differenti - sottolinea -. È già successo con il virus del Nilo Occidentale, che può provocare malattie gravi del cervello. Oppure il virus chikungunya, trasmesso dalla zanzara tigre tipico di alcune aree tropicali diventando addirittura endemico in un'area del Polesine».

 

 

«Per non parlare della febbre gialla in America Latina. - spiega Bassetti - A causa del cambiamento climatico, il suo vettore di trasmissione principale, un determinato tipo di zanzara, si sta diffondendo enormemente in tutto il mondo, spesso portando il virus con sé».


«Lockdown? Aspettiamo i dati»

«Ieri c'è stato effettivamente un grande afflusso di persone nei centri delle città per lo shopping, ma da quello che ho potuto vedere erano tutti all'aria aperta e le persone portavano la mascherina. Parlare oggi di un lockdown totale o di una zona rossa per tutto il Paese stride molto, non aspettiamo neanche i nuovi dati? Non abbiamo fatto il lockdown settimane fa quando la curva è salita molto e lo facciamo ora che sta scendendo? Lavoriamo bene in questi 10 giorni che ci separano dal Natale cercando di fare capire l'importanza di mantenere alta l'attenzione». Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova e componente dell'Unità di crisi Covid-19 della Liguria.

 

«Passare il Natale e Santo Stefano blindati dentro casa non serve a nulla - rimarca Bassetti - Ci vuole invece più consapevolezza da parte di tutti nel comprendere che atteggiamenti poco attenti possono far risalire i contati. E poi finiamola di guardare a quello che fanno gli altri, come già successo con la Francia. Ora abbiamo gli occhi sulla Germania - conclude l'infettivologo - ma ognuno ha la sua situazione epidemiologica. Ricordo che i tedeschi a settembre hanno portato 20mila persone allo stadio».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 14 Dicembre 2020, 21:17
© RIPRODUZIONE RISERVATA