Coronavirus, morti 30 medici, 5mila gli operatori sanitari contagiati. L'avvocato: «Lo Stato dia un risarcimento, altrimenti sarà battaglia legale»

Coronavirus, sono oltre 5.000 gli operatori sanitari italiani contagiati, con il numero dei medici morti che è salito a 30. Emerge da una lettera del sindacato Anaao Assomed al presidente dell'Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro in cui viene chiesto di intervenire immediatamente per garantire gli strumenti di protezione individuale.

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La lettera è firmata dal segretario nazionale del sindacato Carlo Palermo e dal segretario del Piemonte Chiara Rivetti. Quest'ultima ricorda che proprio ieri altri due chirurghi sono stati sottoposti a intubazione a Torino. «Lo Stato dia un segnale forte e chiaro: deve indennizzare le famiglie di medici e infermieri deceduti per la loro attività di tutela della salute pubblica. Altrimenti siamo pronti a dare battaglia». È quanto afferma, da Torino, l'avvocato Gino Arnone, al quale si è rivolta la famiglia di una
vittima professionale del Covid-19 per valutare la possibilità di chiedere un risarcimento attraverso un'azione legale.

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Continua intanto a salire il bilancio dei medici deceduti. Oggi si registrano altri 5 decessi, si apprende dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici. Fra le vittime ci sono  Calogero Giabbarrasi, medico di famiglia di Caltanissetta; Renzo Granata, medico di famiglia di Alessandria; Ivan Mauri, anch'egli medico di famiglia, di Lecco, e Ivano Garzena, odontoiatra di Torino. Garzena è il primo odontoiatra deceduto per Covid ed aveva 49 anni. Il totale sale a 30 decessi.

La situazione  psicologica
La paura più grande per medici e infermieri è di quella di infettare, inconsapevolmente, i pazienti e i loro familiari. Ecco perché all'ospedale Pascale di Napoli è stato integrato il Servizio di Psicologia, già esistente da anni, con uno spazio dedicato agli operatori sanitari.

 



La psicologa Daniela Barberio e il suo team hanno creato dei momenti di decongestione emotiva per medici e infermieri attivi in qualsiasi momento della giornata. «Si conoscono ancora poco - dice la Barberio - le conseguenze psicologiche di questo attacco ma quello che è certo è che gli operatori sanitari sono stanchi e spaventati. Hanno paura di sbagliare, paura naturalmente di essere contagiati, paura di non farcela ad andare avanti in queste condizioni. Lavorano da settimane senza sosta, secondo i ritmi dettati da un'emergenza inaspettata e ingannevole di cui nessuno conosce la durata per cui non hanno sufficienti risorse e strumenti per proteggersi e difendersi. C'è angoscia, inquietudine, sofferenza ma anche un mix di impotenza e di onnipotenza insieme».

La paura più ricorrente di medici e infermieri è quella di sentirsi degli untori. Di essere portatori sani del virus sia per i pazienti che hanno in cura, che per i loro familiari. Molti operatori sanitari proprio per il lavoro delicato che svolgono vivono oramai da settimane lontani dai coniugi e dai loro figli, con tutto quello che a livello emotivo questa scelta comporta.

«Siamo chiamati ogni giorno a pensare e ad agire nell'emergenza in cui siamo costretti ad assumere comportamenti diversi modificando continuamente i nostri schemi cognitivi e soprattutto con dei picchi emotivi senza precedenti - dice il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi - i nostri medici e infermieri hanno una responsabilità tripla, quella verso loro stessi, verso le loro famiglie e ovviamente verso gli ammalati che hanno in cura. Sostenerli emotivamente in questo momento è doveroso».

Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Marzo 2020, 16:11
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