Sparò al rapinatore di banche, vigilantes condannato a 2 anni
di Michela Allegri

Roma, sparò al rapinatore di banche: vigilantes condannato a 2 anni

Minacciato con una pistola puntata in faccia, era stato costretto a guardare, impotente, mentre tre rapinatori svaligiavano la banca in cui lavorava. E quando i malviventi erano fuggiti, lui li aveva inseguiti e aveva intimato l'alt, inascoltato. Mentre loro continuavano a correre, Stefano Salmoni aveva deciso di aprire il fuoco. Uno dei ladri era stato colpito ed era morto. E ora, a distanza di cinque anni e dopo un iter giudiziario tortuoso, per la guardia giurata che nel 2014 ha premuto il grilletto è arrivata la condanna a due anni di reclusione. Nonostante una richiesta di archiviazione - respinta -, una successiva richiesta di proscioglimento e una di assoluzione formulate dalla procura. In udienza preliminare, un anno fa, il giudice lo aveva addirittura spedito sul banco degli imputati con l'accusa di omicidio volontario. Contestazione che ieri, al termine del processo di fronte alla I Corte d'assise di Roma, è stata derubricata: Salmoni è stato ritenuto colpevole di omicidio colposo con eccesso di legittima difesa. Il suo avvocato, Luigi Guarnieri, ha già annunciato l'appello contro la sentenza. Il vigilantes dovrà anche risarcire i familiari della vittima in separato giudizio.

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LA DINAMICA
Era il 14 maggio 2014. Come ogni giorno, Salmoni era al lavoro nella filiale di Ostia della Monte dei Paschi di Siena. In pochi minuti si era scatenato l'inferno. Gianluca Igliozzi era entrato nella banca con il volto coperto da un casco e con una pistola stretta in mana. Lo seguivano due complici, armati pure loro. Uno dei rapinatori aveva tenuto praticamente sequestrato il vigilantes, impedendogli di intervenire: aveva sbarrato la porta del gabbiotto in cui si trovava Salmoni e aveva puntato la pistola contro alla guardia giurata. Intanto, un complice aveva scavalcato il bancone e aveva costretto uno dei dipendenti a dargli 14mila euro. Poi, i rapinatori erano fuggiti. Erano usciti dalla banca e avevano iniziato a correre, dirigendosi verso i motorini che avevano parcheggiato accanto al marciapiede.

GLI SPARI
A quel punto, Salmoni era intervenuto. Si era precipitato in strada, armato, e aveva intimato ai malviventi di fermarsi. Nessuno lo aveva ascoltato. Quindi, il vigilantes aveva premuto il grilletto sette volte, sparando ad altezza uomo. Un proiettile aveva colpito Igliozzi: aveva trapassato il suo braccio e aveva raggiunto il torace. La corsa in ospedale era stata inutile: il rapinatore era morto in pochi minuti. Lo stesso giorno, Salmoni era stato iscritto sul registro degli indagati. Dopo averlo interrogato, i pm Laura Condemi ed Edmondo De Gregorio avevano chiesto l'archiviazione del caso. Il gup Francesco Patrone, però, aveva rigettato quella richiesta, disponendo l'imputazione coatta per la guardia giurata. Poi, l'udienza preliminare, con la procura che formulava una richiesta di non luogo a procedere nei confronti dell'imputato. Una richiesta di proscioglimento respinta per la seconda volta: il gup Alessandra Boffi, nel marzo del 2018, aveva disposto il rinvio a giudizio di Salmoni, con l'accusa di omicidio volontario.

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IL GIUDICE
Secondo il magistrato, il vigilantes era uscito dalla banca quattro secondi dopo rispetto ai malviventi e per qualche istante era rimasto fermo. Poi, aveva imposto verbalmente l'alt. Quindi, aveva iniziato a sparare ad altezza uomo. A dimostrarlo anche un filmato della telecamera a circuito chiuso esterna alla filiale. Per il giudice non era possibile applicare la scriminante della legittima difesa. Da qui l'accusa di omicidio volontario, derubricata però dalla Corte d'assise.
Ultimo aggiornamento: Martedì 26 Novembre 2019, 10:58
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