Asili senza maestre, bimbi rimandati a casa: «Troppe malate Covid»
di Francesco Pacifico

Roma, asili senza maestre, bimbi rimandati a casa: «Troppe malate Covid»

La telefonata che un genitore, soprattutto se è a lavoro, preferirebbe non ricevere: «Buongiorno, la chiamo dalla scuola di suo figlio, deve subito venire a riprenderselo perché oggi siamo senza insegnanti». Una telefonata che negli ultimi giorni, nella Capitale, avviene più frequentemente di quanto si possa pensare. È caos nei nidi e negli asili comunali gestiti direttamente da Roma Capitale: in estrema sintesi, con il Covid che costringe molte insegnanti alla quarantena anche se non positive, sono troppo poche le supplenti che dovrebbero sostituire le maestre per il numero di allievi (oltre 30mila) seguiti nei 460 nidi e nelle 544 scuole per l’infanzia capitoline. Da qui, la necessità di interrompere le lezioni. 

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Questi casi si sono registrati in molte parti della città. Per esempio nel IX Municipio, all’asilo la Sorgente, i bambini sono stati mandati a casa due volte perché tre maestre erano assenti e le sostitute erano invece due. Storie simili si segnalano anche all’asilo Arcobaleno e al Sole, nel V, al Pulcino Ballerino e al Riccio Capriccio al IX, alle Pratoline, agli Ulivi, alla Felce e al Girasoli al X, al Farnesina e al Bellaggio nel XV. Racconta una direttrice didattica: «Nelle nostre strutture è il caos, facciamo di tutto per tenere i bambini a scuola e garantire il tempo pieno, ma il problema è che, quando ci sono casi di Covid o presunti tali, mancano i sostituti per sostituire le maestre. Nessuno vuole accettare gli incarichi con contratti di supplenza. Quindi siamo costretti, almeno una volta alla settimana, a rimandare i bambini a casa».


LO SCONTRO


Il problema è stato segnalato giovedì scorso in un vertice tra l’assessore alla Scuola del Comune, Veronica Mammì e le rappresentanze sindacali, che non hanno lesinato critiche alla gestione del Comune e il 27 terranno un presidio sotto il Campidoglio per protestare contro la situazione in essere. Alla base della questione la scelta di creare nelle classi delle “bolle” (7 alunni più due insegnanti) per evitare che le diverse scolaresche si mischino tra loro, rischiando di contagiarsi a vicenda in caso di Covid. In quest’ottica, è stato anche deciso di non ricorrere più alle a supplenze giornaliere, ma di regolarizzarle con contratti più lunghi. Roma Capitale pensava di aver risolto il problema assumendo a settembre oltre 1.500 maestre per il cosiddetto rafforzamento. Un numero che, visti i tutti i casi di Covid, è risultato insufficiente.

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Giancarlo Cosentino, leader della Funzione pubblica della Cisl di Roma, accusa il Comune di «eccessiva rigidità con la strategia della bolla, che il Campidoglio stesso è il primo a non rispettare facendo girare gli stessi insegnanti per diverse scuole. Senza contare che le risorse a disposizione ormai sono poche». Cosentino ha anche chiesto le dimissioni della Mammì, «perché scontiamo anche l’inadeguatezza del presidio politico su questo tema. In un momento come questo, che avrebbe richiesto un presidio forte, dobbiamo fare i conti anche i conti con lo spacchettamento delle competenze tra il sociale e l’educazione. Da qui l’invito alla sindaca a riassumere la delega». Aggiunge la consigliera pd Valeria Baglio: «Siamo ancora ai vedremo e ai faremo, mentre le scuole sono nel caos a causa della mancanza di indirizzi».

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Dal Comune, informalmente, si fa sapere di monitorare la situazione e di stare studiando dei correttivi dove serve. Ma nel loro documento le funzioni pubbliche di Cgil, Cisl, Uil e il Csa denunciano anche «la disorganizzazione legata alla sostituzione dei docenti assente con personale ad orario giornaliero ridotto, allo spostamento dei lavoratori tra strutture diverse, alla mancata copertura dell’orario scolastico per i bambini diversamente abili, alle carenze nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuali ai ritardi ingiustificati nella costituzione delle Commissioni Covid e ai Referenti Covid lasciati senza formazione e senza adeguato supporto». Risultato? Il tutto si traduce in «servizi molto lontani dalle esigenze di bambini e famiglie, e in un rischio crescente per la salute e la sicurezza, considerata l’accelerazione della curva dei contagi».

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 24 Ottobre 2020, 00:33
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