Siria, il piano di Trump: raid aerei prolungati. Veti incrociati all'Onu
di Anna Guaita

Il piano di Trump contro la Siria: raid aerei prolungati. Veti incrociati all'Onu

NEW YORK Non un semplice attacco contro un unico bersaglio, come fece un anno fa, ma una missione articolata, intesa ad azzoppare l'aeronautica militare del regime di Bashir al-Assad, e assicurare che non possa condurre altri attacchi con armi chimiche, come quello contro i civili di Douma. Nonostante intorno ai piani di Donald Trump sia stato mantenuto un silenzio totale, anomalo per questa Amministrazione colabrodo, gli esperti hanno rilevato che alcuni passi della Casa Bianca fanno pensare a una manovra più complessa che non la missione punitiva dell'aprile 2017. Forse un primo colpo, seguito da una presenza militare in zona, che possa servire da minaccia costante. E infatti non c'è solo il cacciatorpediniere Donald Cook, spostato da Cipro fin sotto le coste siriane: da Norfolk salpa oggi alla volta del Mediterraneo orientale anche la portaerei Harry Truman con il suo seguito di navi da guerra. Ci vorranno vari giorni perché arrivi a destinazione. Ma intanto Donald Trump ha annunciato che non andrà al summit delle Americhe che si tiene in Perù il 13 e il 14 aprile, dopo il quale doveva poi andare in visita in Colombia.

L'EMIRO
Il presidente ha detto di voler «seguire gli sviluppi in Siria», lasciando intendere che la crisi non si risolverà in una giornata. Ieri ha anche ricevuto alla Casa Bianca lemiro del Qatar, con il quale era in rotta profonda, e che solo dieci mesi fa aveva accusato di essere un sostenitore del terrorismo. Ma nel Qatar c'è la più grande base militare Usa, la Al-Udeid, che ospita 10 mila soldati americani, e dalla quale sono partiti i jet che hanno combattuto contro l'Isis dal 2014 a oggi. Il riavvicinamento con l'emiro Tamim bin Hamad al-Thani è stato caloroso, e dalle strette di mano ieri fra i due, è apparso chiaro che eventuali missioni aeree Usa potranno partire da Ul-Udeid. Intanto però Trump sta parlando anche con i principali alleati europei, e in prima fila c'è il presidente francese Emmanuel Macron che ha promesso azioni nei prossimi giorni, con lo scopo di mirare alle capacità chimiche del regime. Trump è in contatto stretto con lui e con la premier britannica Theresa May, e forse non è un caso che l'ambasciatore americano Lewis Eisenberg sia andato in visita a Palazzo Chigi. Nonostante per l'assenza di un governo il nostro Paese sia di fatto fuori dalla contesa, se gli Usa volessero servirsi della base di Sigonella per missioni militari, dovrebbero comunque concordarne l'uso con l'Italia. Sulla strada della missione c'è però la Russia, che si oppone con le armi della diplomazia, ma anche con azioni minatorie, come è successo ieri quando quattro caccia russi sono volati varie volte, a bassa quota sopra il cacciatorpediniere Donald Cook. Sul fronte diplomatico la Russia è ai ferri corti con gli Usa alle Nazioni Unite, dove ieri sera al Consiglio di Sicurezza ha posto un veto a una risoluzione Usa, proponendone poi una propria, che non ha neanche ottenuto i voti necessari. Gli Usa chiedevano la creazione di un nuovo meccanismo investigativo per accertare la responsabilità degli attacchi chimici. Sul tema c'era già stato uno scontro duro il giorno prima, con l'ambasciatore russo che ha sostenuto che l'attacco chimico era stato inscenato dai ribelli con l'addestramento delle forze speciali Usa.

UN ALTRO DIMISSIONARIO
La tensione fra Washington e Mosca cresce, e rischia di dilagare, tanto che ieri si è fatto sentire il vecchio Gorbaciov che ha invitato i leader dei due Paesi a incontrarsi presto per evitare il ripetersi di una crisi come fu quella cubana nel 1962, che portò il mondo sull'orlo di uno scontro nucleare. L'indurirsi delle posizioni della Casa Bianca corrisponde però all'ingresso del nuovo consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, un falco con profonde convinzioni anti-russe. Ieri Bolton ha fatto una prima vittima, obbligando alle dimissioni uno dei più ascoltati consiglieri del presidente, Tom Bossert. Bolton intende costruirsi la sua squadra, e chi lo conosce sa che difficilmente sarà una squadra aperta a negoziare con Mosca.
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 11 Aprile 2018, 10:28
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