L’influencer e quella strana agenzia: «Super offerta per diffamare Pfizer»
di Francesca Pierantozzi

Pfizer, l’influencer e quella strana agenzia: «Super offerta per diffamare il vaccino»

«L'anticorpo che dovremmo sempre avere? La capacità di dubitare, di sospendere ogni tanto il nostro giudizio». Léo Grasset sa di cosa parla, visto che per lavoro parla di scienza. Molto a modo suo, e con grande successo: la sua emissione YouTube Dirtybiology totalizza ormai circa 77 milioni di visualizzazioni per 1,2 milioni di abbonati. I suoi video-reportage sono dei gioielli di divulgazione: rigorosi e esilaranti, mostrano il volto umano e, perché no? simpatico, del mondo dei viventi: la sessualità degli animali, gli Ogm, la vita nello spazio, e anche l'epidemia, il covid, le varianti, i vaccini.

A maggio Léo Grasset, 31 anni, master in biologia evolutiva, ha annunciato in un tweet che ha fatto il giro del mondo, di essere stato contattato da una fantomatica agenzia Fazze (basata a Londra, collegata alla Russia, che da allora ha cercato di cancellare ogni traccia) per diffondere (dietro lauto compenso) notizie false sul vaccino Pfizer. Ci risponde mentre lavora su un reportage dal titolo: gli uccelli possono prevedere i terremoti?

 

 

A maggio si è trovato nell'occhio del ciclone delle fake news. Com'è andata?

«Un'agenzia mi ha contattato via mail per chiedermi se fossi interessato a una campagna d'informazione per trasmettere dati importanti sui vaccini. Ho chiesto precisioni e mi hanno inviato una sorta di report con dei dati, secondo loro tenuti nascosti dalle autorità e da governi europei, in base ai quali Pfizer è tre volte più letale di AstraZeneca. Mi precisavano che dovevo fare in modo di dirlo come se fosse una mia inchiesta, dei dati scoperti da me».

Le era capitato altre volte?

«Sì, ma mai così frontalmente. Anche questa agenzia Fazze mi aveva già inviato qualche messaggio. Ci sono società che mi invitano per esempio a eventi, chiedendomi di filmare senza dire che sono invitato e pagato. Ovviamente dico di no. Tra l'altro è proprio un reato, si tratta di pubblicità nascosta».

La comunicazione si è rivelata fondamentale nella gestione della crisi sanitaria. Come giudica quelle delle autorità?

«Purtroppo non credo che la questione centrale sia saper fare pedagogia, sapere spiegare. L'argomento del virus, dell'epidemia è dei vaccini non è un argomento neutro, come non lo sono per esempio l'agricoltura, gli Ogm o il nucleare: entrano in ballo fenomeni sociologici o ideologici, la gente ha idee preconcette molto difficili da scardinare. Io ho una mia scala degli argomenti di cui si può parlare facilmente e di quelli in cui basta una parola sbagliata e il pubblico si allontana o diffida. In Francia, ma credo un po' ovunque, gli argomenti scientifici più delicati sono quelli in cui entra in ballo l'industria, quella farmaceutica al primo posto».

Per questo i vaccini sono materia di predilezione delle cosiddette fake news?

«Di sicuro chi produce fake news produce storytelling molto efficaci. Hanno gioco facile, perché vanno nel senso di quello che la gente già crede o vuole credere, vanno in discesa. Noi invece andiamo in salita, spesso affrontando argomenti controintuitivi».

Cosa consiglierebbe a qualcuno che vuole orientarsi tra il vero e il falso, per arrivare almeno al sensato?

«La cosa più importante secondo me è sapere sospendere il giudizio, non preformarsi un'opinione ma conservare una forma di dubbio che ci consente di prendere tempo. Mi pare un anticorpo molto importante». 

 


 


Ultimo aggiornamento: Domenica 1 Agosto 2021, 11:59
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