Contagi in crescita, quattro regioni a rischio zona gialla Le regole
di Francesco Malfetano

Zona gialla, 4 regioni a rischio per la variante Delta (e i governatori chiedono altri parametri). Le regole

Quasi il 75 per cento: si avvicina la zona gialla? E' il tasso di aumento dei nuovi contagi registrati in Italia tra questa settimana e quella precedente. Un dato rilevante che ha già portato la Penisola a sfondare nuovamente la soglia dei 2mila casi (ieri +2.153), ovvero più del doppio della settimana precedente e, ancora peggio, rispetto al 28 giugno scorso quando si era toccato il punto più basso da mesi: 389. Un'impennata che, per come è concepito oggi il meccanismo dei colori, ha già riportato al centro del dibattito le zone gialle. Con questi dati infatti, il ritorno delle fasce di rischio è un'ipotesi che potrebbe realizzarsi a stretto giro. A rischiare di più sono quattro regioni che, ai ritmi e con le regole attuali, davvero potrebbero dover far fronte a nuove chiusure.

 

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Zona gialla, salgono i contagi: quattro regioni a rischio

 

Si tratta di AbruzzoSiciliaMarche e Campania che, stando al  monitoraggio settimanale dell’Iss che però domani verrà aggiornato, hanno registrato una maggiore risalita dei casi. Presto per le chiusure sia chiaro (le 4 regioni hanno comunque registrato meno di 20 casi ogni 100mila abitanti e i zona gialla si entra con più di 50), ma non per far scattare qualche campanello di allarme. Anche perché lo stesso report ha poi mostrato che 8 regioni e province autonome (Abruzzo, Campania, Marche, Bolzano, Trento, Sardegna, Sicilia e Veneto) sono tornate ad avere una classificazione complessiva del rischio moderata e che in 2, Abruzzo e Sardegna, l’indice Rt è tornato sopra la soglia dell’1. Nonostante tutto questo è tutt'altro che scontato che qualcuno dei territori italiani possa dover salutare il bianco.

 

Il punto è che ora, con la campagna di vaccinazione che ha immunizzato 25 milioni di cittadini, i contagi in aumento non corrispondono pù alla crescita delle ospedalizzazioni. Al 7 luglio ad esempio il saldo tra ingressi e uscite dalle strutture sanitarie della Penisola segnava 1.414 (di cui 180 in terapia intensiva), ieri invece 1.259 (151 in terapia intensiva). Una flessione di più del 12% che testimonia come non solo il contestato indice Rt ma ora anche l'incidenza non possano più rappresentare una fotografia puntuale della situazione italiana.

In altre parole, come richiesto da esperti e governatori regionali, i parametri devono cambiare. E devono farlo presto. Sono d'accordo ad esempio i due sottosegretari alla Salute Pierpaolo Sileri e Andrea Costa: «I dati ci dicono che nel nostro Paese la situazione epidemiologica è sotto controllo - ha spiegato quest'ultimo a Rai Radio 1 - Credo che la riflessione sui parametri per le chiusure chiesta dai presidenti di Regione sia opportuna e giusta, perché i contagi possono anche innalzarsi ma dobbiamo monitorare la pressione sugli ospedali, è questo che ci deve preoccupare». 

Al momento però, questa modifica correttiva dei parametri è solo un'idea. Difatti tutto potrebbe restare com’è, magari irrigidendo le regole sull’uso del Green Pass o magari sul numero minimo di tamponi che ogni regione deve fare settimanalmente per restare in zona bianca.


Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Luglio 2021, 15:24
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