Banda di Diabolik, 30 anni di carcere a Fabietti: era il braccio destro di Piscitelli

Processo "Grande raccordo criminale" a Roma: sette sentenze di condanna

Banda di Diabolik, 30 anni di carcere a Fabietti: era il braccio destro di Piscitelli

di Emilio Orlando

Trent’anni di carcere a Fabrizio Fabietti, ex braccio destro di Fabrizio Piscitelli, “Diabolik”, storico capo degli Irriducibili, ucciso ad agosto del 2019 nel parco degli Acquedotti a Roma. Ieri i giudici della prima sezione penale del Tribunale di Roma, nell’ambito del processo “Grande Raccordo criminale”, hanno emesso altre sette sentenze di condanna. Nel procedimento con rito ordinario, i giudici non hanno riconosciuto l’aggravante del metodo mafioso. Altri 6 imputati sono stati condannati con pene che vanno dai 10 anni ai 10 mesi.


L’inchiesta portò alla luce l’esistenza di un’organizzazione di narcotrafficanti attiva nella Capitale, smembrata dopo un blitz del Gico della Guardia di Finanza nel 2019. Ieri sono arrivate le condanne degli imputati che avevano scelto il rito ordinario e la sentenza. L’anno scorso c’erano state condanne dai 18 ai 5 anni di reclusione per quaranta persone che sedevano alla sbarra e imputati che avevano optato per il rito abbreviato.


Tonnellate di cocaina e hashish per 120 milioni di euro, importate per rifornire tutte le piazze di spaccio di Roma e del litorale. Cinquantuno gli indagati che finirono in manette. Persone accusate di narcotraffico e associazione a delinquere. Un numero di arresti record messi a segno dopo lunghe indagini dei finanzieri del Comando provinciale, coordinati dal procuratore della direzione distrettuale antimafia Michele Prestipino.
Gli investigatori scoprirono che una rete legava tutti i quartieri del narcotraffico, da Tor Bella Monaca a Ostia fino a San Basilio, passando per Pomezia e i Castelli Romani. Ciascuno dei criminali arrestati aveva un ruolo specifico; c’erano i corrieri che trasportavano grossi carichi di stupefacenti che riuscivano mediante “escamotage” dissuasivi a non essere fermati dalla polizia. I picchiatori, per la maggior parte pugili e albanesi, si occupavano, utilizzando anche le armi, di recuperare i crediti. Tra di loro, l’albanese Dorian Petoku, indagato anche nell’inchiesta “Mondo di Mezzo”, Leandro Bennato, ferito in un agguato a Boccea, e Alessandro “Max” Capriotti, figlio de “Il miliardero”, socio in affari di Diabolik.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 19 Maggio 2022, 07:58
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