Desiree, le stanze dove è morta la ragazza: le foto della scientifica
di Luca Calboni

Desiree, le stanze dove è morta la ragazza: le foto della scientifica

Sono le foto della scientifica, e ora in possesso del Tribunale del Riesame, e mostrano l'interno del palazzo abbandonato di via dei Lucarini: sono gli scatti dei luoghi dove è stato ritrovato il corpo senza vita di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina uccisa a Roma, nel quartiere San Lorenzo. 

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Sudici materassi, le finestre sbarrate e i muri che presentano solo un vago ricordo della pittura che gli fu data. Come riporta Il Messaggero, al centro della stanza, c'era una antica macchina da cucire: ecco «la stanza del crack», nome gelido che i tossici della zona hanno dato ai locali in cui la giovane pontina è stata abbandonata a morire dai suoi aguzzini. Accanto al palazzo di via dei Lucani, c'è un'altra area con un nome altrettanto crudo: «Il container». In questa stanza, squallidamente arredata da due mensole e un paio di materassi, luogo di stoccaggio degli psicofarmaci dei tossici, secondo la procura è qui che Desirée sarebbe stata violentata a turno da Brian Minthe, Chima Alinno, Yusif Salia e Mamadou Gara. Ed è qui che Muriel, una delle testimoni chiave, ha detto di aver trovato la ragazza nuda, di averla rivestita e di averla portata con l'aiuto dei suoi aguzzini, nella «stanza del crack».

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Yusif Salia e Bian Minthe sono, per il gip Maria Paola Tomasselli, «certamente responsabili della somministrazione del mix letale» a Desirée: il cocktail di psicofarmaci e droghe sarebbe servito per «indurre una condizione di minorata difesa» in Desirée, che sarebbe stata violentata per prima da Yusif. Nel frattempo Brian era lì accanto, in attesa del suo turno con la ragazzina. Secondo la procura gli indagati hanno «accettato l'eventualità di un possibile decesso della minore», che poi si è concretizzato nel momento in cui «Paco e Yusif omettono di prestare qualsivoglia soccorso, allontanandosi il primo dal luogo nonostante l'evidente stordimento della vittima, o, addirittura, ostacolando o l'intervento di altri». La posizione di Yusif Salia è aggravata perché, «invece di allarmarsi e provvedere a scongiurarne il decesso, ha impedito di chiamare aiuto, assumendo lucidamente la decisione di sacrificarne la giovane vita per garantirsi l'impunità». 
Giovedì 15 Novembre 2018, 14:17
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