Di Fazio, invito con sonniferi e stupro: altre tre ragazze denunciano il manager
di Giammarco Oberto

Di Fazio, invito con sonniferi e stupro: altre tre ragazze denunciano il manager

Le vittime di Barbablù sono almeno cinque. Lo racconta il suo cellulare, dove teneva le foto delle prede, come trofei. Probabilmente tutte cadute nella stessa trappola: invito a casa con la scusa di un colloquio di lavoro, una bevanda corretta con il Bromazepan, gli abusi, le foto. Sarebbe uno schema collaudato quello di Antonio Di Fazio, 50 anni, amministratore dell'azienda farmaceutica Global Farma srl, arrestato venerdì dai carabinieri di Milano Porta Monforte per violenza sessuale, lesioni aggravare e sequestro di persona.

 

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Dopo il caso che lo ha portato a San Vittore - l'abuso di una studentessa 21enne della Bocconi, avvenuto il 27 marzo - tre ragazze che si sono fatte avanti per denunciare di essere state sue vittime. Hanno risposto all'appello lanciato dagli inquirenti ed hanno chiamato lo 02.62766501 della Compagnia Porta Monforte di viale Umbria. Sarebbero loro a comparire nelle foto choc trovate nel cellulare di De Fazio, sequestrato dagli inquirenti: forse già oggi verranno sentite dalla pm Alessia Menegazzo e dall'aggiunto Letizia Mannella che coordinano l'indagine.


Come annota anche il gip Chiara Valori, nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, nello smartphone dell'imprenditore sono state scoperte fotografie - in tutto 54 - di altre ragazze «dello stesso tenore» e «scattate a partire dall'ottobre 2020». Una galleria fotografica definita dal gip «sconvolgente». In quella stessa ordinanza la gip definisce De Fazio «un moderno Barbablù». Oggi si troveranno faccia a faccia per l'udienza di convalida del fermo. Si scoprirà qual è la strategia difensiva di De Fazio. E se continuerà a proclamarsi vittima di un tentativo di estorsione da 500mila euro. Per ora il suo legale, l'avvocato Rocco Romellano, non commenta. Dic erto le prove a suo carico sono pesanti. Soprattutto le due confezioni di Bromazepan trovate nascoste nella cucina del suo appartamento da 210 metri quadrati in pieno centro: la sostanza trovata in dosi massicce nelle urine della studentessa. Una concentrazione di quattro volte superiore alla dose massima giornaliera, come ha certificato il 28 marzo il Policlinico: un principio di avvelenamento.


«La procura di Milano ha la massima attenzione nei confronti di tutte le violenze denunciate dalle donne. Nessuna rimane inascoltata. Ed è importante nei casi in cui non ci siano ricordi e ci si trovi in uno stato di incoscienza rivolgersi immediatamente ai centri antiviolenza»: è l'invito rilanciato ieri dal procuratore aggiunto Letizia Mannella, responsabile del dipartimento che si occupa di tutela della famiglia, dei minori e dei soggetti deboli. «Gli esami fatti in quei centri consentono di raccogliere le prove per ricostruire i fatti e risalire ai responsabili. Inoltre, quando vengono ingerite ingenti quantità di benzodiazepine, visto che può essere molto pericoloso e si può andare in coma, sarebbe bene rivolgersi subito a un medico».
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 24 Maggio 2021, 10:46
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