«Negretta di m..., torna in Marocco», Susy picchiata e insultata da un camionista per un colpo di clacson. «Nessuno mi ha difesa»

«Negretta di m..., torna in Marocco», Susy picchiata e insultata da un camionista per un colpo di clacson. «Nessuno mi ha difesa»

La sua unica colpa? Quella di richiamare l'attenzione di un camionista con un colpo di clacson, per evitare un incidente. Di tutta risposta, però, Susy è stata prima insultata con espressioni razziste e poi picchiata.

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È accaduto venerdì scorso a Vazzola (Treviso): Susy, di origini nordafricane, ed un fisico minuto che dimostra molto meno dei suoi 35 anni, si stava recando nella stazione di servizio dove lavora quando ha rischiato di scontrarsi con un camion guidato da un 49enne della zona, che a velocità sostenuta e senza prestare attenzione ad un incrocio si stava recando verso un bar non distante dal distributore di benzina. Appena la donna ha suonato il clacson, il camionista ha reagito scendendo dal mezzo e apostrofandola così: «Perché suoni, negretta di m...? Tornatene in Marocco». Come se non bastasse, l'uomo ha preso a calci e schiaffi Susy, causandole escoriazioni al ginocchio e ad un orecchio, che sanguinava dopo la caduta di un orecchino.

A raccontare la vicenda è Milvana Citter per il Corriere della Sera. Il caso è stato denunciato sui social da Luca Vazzoler, il datore di lavoro di Susy: «Non c’è aggettivo per qualificare chi picchia una donna, e vile è chi vede e non interviene. Susy è stata picchiata nell’indifferenza generale». Già, perché l'aggressione è avvenuta sotto gli occhi dei clienti del bar, ma nessuno è intervenuto in sua difesa. E oggi Susy si sfoga così: «Più degli insulti razzisti e delle botte, ciò che mi ha fatto male è stata l'indifferenza dei presenti. Nessuno ha provato a difendermi, io avevo suonato il clacson solo per avvertire quell'uomo che in quel piazzale ci sono molte persone a piedi e doveva stare più attento».

«Ho avuto molta paura, sentivo il sangue che mi scendeva dal labbro e dall’orecchio quell’uomo non la finiva più e nessuno veniva ad aiutarmi» - racconta ancora Susy - «Non mi era mai successo nulla di simile. Sono in Italia da quasi 20 anni, lavoro al distributore da cinque anni e mi sono sempre trovata bene con tutti. Non mi spiego il perché di tanta violenza per un pretesto così banale». Il datore di lavoro della donna è ancora più amareggiato: «Chi ha assistito alla scena ha fatto finta di non vedere. I gestori del bar non sono intervenuti, ma hanno pensato bene di chiamare noi per dirci che una nostra benzinaia aveva litigato con un loro cliente». Susy, dopo l'aggressione, ha chiamato i carabinieri ed è stata accompagnata al pronto soccorso, per poi sporgere denuncia nei confronti dell'uomo. Il camionista è stato identificato ma, al momento, non ci sono testimoni né registrazioni di telecamere che possano fornire indicazioni chiare agli inquirenti sull'aggressione. Anche per questo Luca, il datore di lavoro di Susy, ha voluto lanciare un appello: «Se qualcuno sa qualcosa parli. Non si può lasciare impunito chi si comporta così, non si può rimanere indifferenti, non si può lasciar correre».


Martedì 16 Luglio 2019, 12:29
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