Stefano è il principe degli scacchi a 12 anni, da Ostia a campione italiano: «Studio Kasparov per continuare a vincere»
di Claudio Fabretti

Stefano è il principe degli scacchi a 12 anni, da Ostia a campione italiano: «Studio Kasparov per continuare a vincere»

Tesserato con Ostia Scacchi, ha vinto il titolo di campione italiano nella categoria maschile under 12 ai campionati nazionali federali di Salsomaggiore

ROMA - «Il bello degli scacchi? Giocare significa entrare in un mondo nuovo, con le sue regole e la sua arte. È magico». Stefano Maldonado, 12 anni, parla con la lucidità di un veterano. Tesserato con Ostia Scacchi, ha vinto il titolo di campione italiano nella categoria maschile under 12 ai campionati nazionali federali di Salsomaggiore (con un risultato più unico che raro: 9 punti su 9). E non ha certo intenzione di fermarsi.

 

 


Come ti è venuta questa passione?
«Ho iniziato a giocare con due amici tre anni fa. Uno di loro ha smesso, l’altro continua, anche se non è al mio livello. Ma è solo un anno che faccio tornei, ho ancora tanto da imparare».

 


Chi ti ha aiutato in questa crescita?
«Fondamentale è stato il mio insegnante, il maestro internazionale Miragha Aghayev. Mi ha spiegato tante cose che non sapevo, ma soprattutto mi ha aiutato a non pormi più limiti. Poi devo ringraziare la mia famiglia, che ha sempre incoraggiato questa mia passione cercando sempre i migliori maestri per me».

 


È vero che tua mamma Lily ogni tanto ti deve costringere a uscire, perché vorresti sempre allenarti a casa?
«Beh, ogni tanto esco anch’io con i miei amici. Però, sì, dedico sempre molto tempo all’allenamento, almeno 1-2 ore al giorno: è essenziale per tenersi in forma. Poi leggo libri, studio le mosse dei campioni».

 


Quindi conosci la storia degli scacchi: tra Karpov e Kasparov chi preferisci?
«Kasparov. È lui il mio grande idolo. Sa sempre come cavarsela in ogni posizione, riesce a gestire anche le situazioni più difficili».

 


Hai visto la serie tv “La regina degli scacchi”, appena premiata agli Emmy?
«Sì, e mi è piaciuta molto. Raramente si raccontano storie di scacchi, in questo caso ci sono riusciti in modo perfetto. Ma mi ha colpito l’accoglienza: non pensavo che potesse avere tanto successo. Ora spero che possa spingere tanti ragazzi ad avvicinarsi a questo gioco».

 


Gli scacchi ti aiutano anche a scuola?
«Tanto. Mi aiutano nella logica, mi permettono di capire meglio le lezioni. Insomma, sono come una ginnastica per il cervello».

 


E adesso che obiettivi ti poni?
«Ora viene la parte più difficile. Bisogna continuare, studiare libri, allenarsi. Mi devo impegnare il doppio».

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Settembre 2021, 14:49
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