Foto e video hard in Rete, la polizia: «Attenti, c'è sempre una traccia»
di Mario Fabbroni

Foto e video hard in Rete, la polizia: «Attenti, c'è sempre una traccia»

«La Rete può diventare una gogna potentissima per le vittime. Ma è anche bene dire molto chiaramente che non esiste l'anonimato per chi commette reati utilizzando smartphone e computer collegati online: possiamo rintracciare ogni azione, altro che impunità».
Parola di super sceriffo del web. Nunzia Ciardi, direttore del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni, non lascia scampo ai cosiddetti vendicatori sessuali. Eppure lo scambio di foto e video con contenuti sessualmente espliciti avviene migliaia di volte al giorno: non c'è italiano che non l'abbia fatto almeno una volta. Solo che quello che sembra un eccitante quanto innocente giochino virtuale tra innamorati di tutte le età, si trasforma in una terribile quanto insidiosa arma una volta che il rapporto finisce. Spesso in malo modo.

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«Purtroppo non ci si rende conto che stiamo offrendo i nostri dati più sensibili - dice ancora Nunzia Ciardi -. Una volta postate, in pochi istanti si perde totalmente il controllo di foto e video. La diffusione su piattaforme porno, ma anche in chat come WhatsApp e Telegram, è rapidissima».
Serve a poco la rimozione del materiale scottante diffuso contro la propria volontà: la richiesta viene generalmente accordata oltre che eseguita, ma nel frattempo migliaia di device possono essere stati raggiunti da foto e video pruriginosi. Anche la distruzione programmata (pochi secondi dopo l'invio) può essere neutralizzata da chi riceve l'immagine senza veli: «Basta fare uno screenshot oppure fotografare con un altro smartphone il materiale privato ricevuto ed il giochetto è fatto», chiarisce ancora il direttore della Polizia Postale.
La maggior parte degli scambi di foto e video intimi si trasforma in arma di ricatto quando uno dei due amanti (di solito l'uomo) pensa di essere stato scaricato e intende vendicarsi: ecco il cosiddetto revenge porn, fenomeno che colpisce anche i minorenni esposti alla visione di immagini intime messe in Rete (lo dimostrano i dati di uno studio del Moige, Movimento Italiano Genitori, pubblicati proprio in questa pagina).
«Quando siamo davanti a un display - conclude Nunzia Ciardi, direttore della Polposta - è come essere in una casa con le pareti di cristallo. Soprattutto i minori invece pensano di essere anonimi ed onnipotenti. Così non è, si va incontro a gravissimi reati: dalla violazione della privacy a stalking, estorsione, cyberbullismo, istigazione al suicidio o detenzione di materiale pedo-pornografico (se una delle due persone coinvolte è minorenne). Insomma, sono guai seri».
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Ultimo aggiornamento: 08:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA