Elisabetta Trenta del M5S ha mantenuto la casa di quando era ministra: è stata assegnata al marito militare. E su Fb prova a spiegare: «Sono sotto attacco, è tutto regolare»

Elisabetta Trenta mantiene la casa di quando era ministra della difesa: è stata assegnata al marito militare

Un privilegio degno della "Casta"? E' questo il quesito che in molti si pongono dopo l'articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera in cui la giornalista del quotidiano milanese racconta il presunto privilegio di cui godrebbe l'ex ministra della difesa Elisabetta Trenta.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere, infatti, la ex ministra, pur non ricoprendo più alcun ruolo pubblico, abiterebbe ancora la casa che le fu assegnata nel centro di Roma nel momento in cui fu nominata Ministra della difesa del Governo Conte I. La ministra, che è sposata con un militare, sarebbe riuscita a far assegnare l'abitazione a suo marito, riuscendo così a rimanere a vivere, insieme al suo consorte, in quella che nell'articolo viene descritta come una casa "di alta rappresentanza". 

Sempre secondo la ricostruzione del quotidiano meneghino, inoltre, la ministra avrebbe già una casa di proprietà nella Capitale, dove avrebbe vissuto con la famiglia fino al momento di diventare ministra. Dopo la nomina, si apprende, avrebbe fatto richiesta di una casa, che le sarebbe stata assegnata proprio nei pressi del Ministero, vicino San Giovanni in Laterano. 

Scrive il Corriere che  “il «livello 1» di dimora attribuito al momento di scegliere la casa per la ministra, è molto superiore a quello previsto per l’incarico e il grado del suo consorte” cosa che spinge la giornalista a non escludere “che la magistratura contabile sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione”.

Ovviamente senza contare la reazione degli elettori e dei dirigenti del M5S che da sempre si è definito un movimento contro i "privilegi" della casta. 

Nella tarda mattinata, è stata proprio l'ex ministra a cercare di chiarire la situazione, pubblicando su Facebook la lettera che ha inviato al Corriere della Sera. 

Ellisabbetta Trenta scrive di non aver lasciato l'appartamento in quanto è stata la stessa amministrazione a riassegnarlo al marito che, avendo «un incarico di prima fascia» ha diritto all'assegnazione «di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato». Andare in un altro, specifica Trenta, avrebbe peraltro aggravato di ulteriori spese l'amministrazione, quelle del trasloco ad asempio.
 


Questo il testo della lettera.

«Gentilissima dottoressa Sarzanini, con meraviglia ho letto l'articolo di questa mattina. Ciò che non mi spiego è perché una giornalista seria come lei, l'ho sempre rispettata, prima di scrivere non senta la fonte principale. Comunque sapevo che ieri aveva chiesto il mio numero ed io ho autorizzato a fornirglielo, ma ha scritto prima di ascoltarmi. Non importa. Le spiego lo stesso». «Da ministro ho chiesto l'alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza. L'alloggio è stato assegnato ad aprile 2019, seguendo l'opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio»  

«Quando ho lasciato l'incarico - prosegue la missiva - avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l'appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019)».

«Come è noto, mio marito è ufficiale dell'Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l'assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio ASIR - cosiddetto di rappresentanza - ma un alloggio ASI di prima fascia. Pertanto, avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull'amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura di cui sopra».

«Tanto per doverosa informazione. Le sarei grata se volesse pubblicare questa mia. Grazie. Cordiali saluti». Trenta aggiunge su Fb, insieme alla lettera inviata al Corriere: «Questa è la lettera da me inviata alla giornalista, strumento di qualcuno che da due giorni mi attacca. Mi chiedo il perché ma intanto credo che sia giusto chiarire. Buona domenica a tutti!».
Domenica 17 Novembre 2019, 09:02
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