Da spillover a lockdown: nel nuovo Devoto-Oli le parole della pandemia

Da spillover a lockdown: così il Covid ha cambiato la lingua italiana. Le nuove parole nel vocabolario

di Lorena Loiacono

Il Covid ha cambiato lo stile di vita degli italiani, lingua compresa. Benché diventati comuni da pochi mesi, entrano di diritto nelle pagine del Nuovo Devoto Oli del 2021 i termini legati al coronavirus. Il vocabolario, ideato nel 1967 da Giacomo Devoto e Gian Carlo Oli, oggi alla sua guida ha i filologi Luca Serianni e Maurizio Trifone: per l’edizione 2021 sono state introdotte 600 nuove parole. E l’effetto Covid non poteva di certo mancare.

VECCHIE CONOSCENZE. E così non sono cambiati solo il modo di salutare, dalla mano al gomito, o di fare la spese nei supermercati, ma anche i significati delle parole. Ad esempio “tamponare” passa dal codice della strada al tracciamento dei contagi, positivo non è più un modo di approcciare alla vita ma la peggiore delle risposte mediche.

NEW ENTRY. Ci sono poi i termini di nuova generazione, presi in prestito dai dizionari stranieri e entrati bruscamente nell’uso quotidiano italiano come lockdown, spillover, contact tracing e droplet. Dopo qualche esitazione iniziale, sono diventati protagonisti assoluti di tutte le discussioni quotidiane. Ma ci sono anche quelli che, usati da soli o in coppia, assumono un significato tutto nuovo e legato alla stretta attualità come quarantenare, autoquarantena, autoisolamento e distanziamento sociale.

LA POLITICA. Non solo Covid, tra i nuovi ingressi nell’ambito politico ci sono termini come climaticida, denatalista, dublinante, immigrazionismo e parlamentizzare. Utilizzati come tendenze o atteggiamenti da montare o da screditare in base alle esigenze.

MES IN FAMIGLIA. Non fa più parte dell’uso tecnico neanche il meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva-Stati, che entra di diritto nell’uso quotidiano degli italiani. E lo fa, nel campo dell’economia e della finanza, in compagnia di bull market e bear market, la tassa digitale, l’ecotassa, la microfinanza e il micromanager.

MODI DI DIRE. Partono dalla tv e dai media per poi finire diritti nelle chiacchierate quotidiane termini prima sconosciuti come deepfake, cucinata e upcycling, ma anche sbarazzo, sbrilluccicare e scaffalista.

LE NUOVE TENDENZE. Ecco i nuovi protagonisti della scena 2021: aquapole, aperisushi, fooding, dorayaki.


L'INTERVISTA Serianni: «Ormai “positivo" non è più una bella parola»

Luca Serianni, linguista e filologo italiano, il Covid ha influenzato anche il modo di parlare degli italiani?

«Sì, ci sono termini che sono entrati con prepotenza nell’uso comune. Come droplet, lockdown e coronavirus».

Questa parole riuscito ad entrare nell’uso comune molto velocemente. È sempre così?

«No, a volte servono anni, soprattutto per le parole straniere perché prima attraversano la fase del termine settoriale. In questo caso permettetemi di dire che non hanno dovuto fare alcuna quarantena».

Ci sono anche parole che hanno assunto nuovi significati?

«Sì, la pandemia ha avuto un impatto forte anche in questo senso. Oggi usiamo i termini distanziamento sociale con un significato preciso, così come immunità di gregge e tamponare. Penso al termine positivo: una volta era un atteggiamento favorevole, ora è la risposta ad un’analisi che non vorremmo avere».

Mascherina?

«Certo. Scusi il gioco di parole: il termine mascherina ormai è sulla bocca di tutti ma fino a pochi mesi fa era il gioco dei bambini a Carnevale».

Per gli italiani cambia anche l’approccio morale, psicologico?

«Sì, è così. Il primo significato che ci veniva in mente prima era felice, divertente. Ora invece il pensiero corre all’idea del rischio, dei contagi».


Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Ottobre 2020, 08:54
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