Serianni: «Ormai “positivo" non è più una bella parola»

Serianni: «Ormai “positivo" non è più una bella parola»

di Lorena Loiacono

Luca Serianni, linguista e filologo italiano, il Covid ha influenzato anche il modo di parlare degli italiani?

«Sì, ci sono termini che sono entrati con prepotenza nell’uso comune. Come droplet, lockdown e coronavirus».

Questa parole riuscito ad entrare nell’uso comune molto velocemente. È sempre così?

«No, a volte servono anni, soprattutto per le parole straniere perché prima attraversano la fase del termine settoriale. In questo caso permettetemi di dire che non hanno dovuto fare alcuna quarantena».

Ci sono anche parole che hanno assunto nuovi significati?

«Sì, la pandemia ha avuto un impatto forte anche in questo senso. Oggi usiamo i termini distanziamento sociale con un significato preciso, così come immunità di gregge e tamponare. Penso al termine positivo: una volta era un atteggiamento favorevole, ora è la risposta ad un’analisi che non vorremmo avere».

Mascherina?

«Certo. Scusi il gioco di parole: il termine mascherina ormai è sulla bocca di tutti ma fino a pochi mesi fa era il gioco dei bambini a Carnevale».

Per gli italiani cambia anche l’approccio morale, psicologico?

«Sì, è così. Il primo significato che ci veniva in mente prima era felice, divertente. Ora invece il pensiero corre all’idea del rischio, dei contagi».

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Ottobre 2020, 08:31
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