Menti nuove per le fabbriche

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di Alberto Mattiacci

Nonostante lo scossone Covid, l'Italia è tuttora la settima manifattura al mondo (davanti a Francia e Uk, per intenderci). Il grosso delle nostre fabbriche è collocato nel Nuovo Triangolo Industriale (Milano-Bologna-Treviso): è un'area che, da sola, vale quanto tutta la Danimarca.


Grazie anche ai distretti industriali l'Italia ospita fabbriche un po' ovunque - in particolare al centro-nord - segno di una cultura economica fortemente intrisa di industria e artigianato. Questa importante branca della nostra economia s'interroga sul proprio futuro: fra cinque-dieci anni, l'Italia sarà ancora un paese industriale così rilevante? È probabile di sì. Ma sarà una manifattura differente, che combinerà fra loro più elementi: 1 l'adozione di tecnologie intelligenti, dalla fabbrica fino al cliente; 2 la creazione e il perfezionamento di nuovi materiali, in grado di offrire prestazioni d'uso ai limiti delle leggi della fisica; 3 il perfezionamento della robotica; 4 l'innovazione di processo, sostenuta da strumenti capaci di realizzare prototipi disegnati a computer; 5 la crescita dei servizi internet-based di supporto; 6 la possibilità di generare innovazione su base collaborativa (crowdsourcing).
Cambiano le fabbriche ma il lavoro di fabbrica? Sarà sempre più progettuale; capace di dialogare con macchine e software (è ciò che si dice knowledge intensive). Nuove menti per nuove fabbriche, insomma.

 

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Alberto Mattiacci. Romano, sposato e padre di due figli. Maturità classica, laurea con lode in Economia e Commercio in Sapienza, PhD, è professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Sapienza e in Luiss Business School. Studia la società e l’economia, con particolare attenzione ai cambiamenti e all’innovazione. www.albertomattiacci.it

 


Ultimo aggiornamento: Martedì 20 Aprile 2021, 18:20
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