Fattoria Nicolucci, Sangiovese mon amour
di Alessandro Brizi

Fattoria Nicolucci, Sangiovese mon amour

Romagna, Predappio e Sangiovese. Queste oggi le coordinate del piacere del vino, targato Alessandro Nicolucci, proprietario dell'omonima cantina. Quarta generazione della famiglia alla guida dell'azienda, Alessandro è un'autentica autorità in fatto di Sangiovese in Italia, con vini prodotti da vecchie vigne, basse rese, vendemmie manuali, vinificazioni in tradizionali vasche di cemento vetrificato e affinamento in botte grande.
Tradizione e storia si esaltano nel lavoro di Nicolucci che confessa di sentirsi semplicemente un vignaiolo: «Vorrei essere degno dei sacrifici compiuti da chi mi ha preceduto; ancora oggi aggiunge nonostante i riconoscimenti per i miei vini, durante le premiazioni delle guide mi sento una matricola. Un vignaiolo che fa vino, seguendo la memoria, nel territorio cuore del Sangiovese di Romagna».
Famoso sin dal Trecento il Sangiovese di Predappio Alta è unico per storia e ambiente, caratterizzato quest'ultimo da boschi, clima fresco e un terreno calcareo-argilloso che nutre i grappoli regalando ricchezza e potenza in ogni acino. È la terra a dettare lo stile dei vini: eleganti e schietti, frutto di 12 ettari di vigna quasi esclusivamente a Sangiovese con un po' di Refosco, Trebbiano e Albana. Il vino di punta è il Sangiovese Predappio Riserva Vigna del Generale, etichetta dalla storia affascinante che racconta di come un generale lasciò, alla fine della guerra, ad Amedeo Nicolucci, nonno di Alessandro, la migliore vigna di Predappio con un lupo addomesticato al seguito. Avete letto bene, proprio un lupo: libero per anni di scorrazzare tra i filari e oggi raffigurato sull'etichetta del vino.
A completare la gamma troviamo poi altri due Sangiovese (Tre Rocche e I Mandorli), il rosso Nero di Predappio, perlopiù da uva Refosco, uno spumante da Trebbiano e un passito bianco da Albana. «C'è ancora molto pregiudizio nei confronti dei vini romagnoli afferma Nicolucci soprattutto il Sangiovese, considerato il cugino povero di quello toscano. Ma così non è, soprattutto a Predappio dove quest'uva è assoluta protagonista».

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Ultimo aggiornamento: Venerdì 22 Maggio 2020, 08:29
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