"Nel 1985 respiravamo meglio": ecco 
la relazione tra PM10 e malattie polmonari
di Antonio Caperna

"Nel 1985 respiravamo meglio": ecco
la relazione tra PM10 e malattie polmonari

​I disturbi polmonari sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni. In particolare, gli attacchi d’asma sono passati dal 3.4% al 7.2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l’espettorato ha superato il 19% rispetto all’8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ostruzione delle vie respiratorie non completamente reversibile, ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale. Lo afferma uno studio, pubblicato su Respiratory Medicine, che ha monitorato dal 1985 ad oggi un campione di oltre 3000 soggetti residenti nel comune di Pisa. L’indagine è stata condotta dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, in collaborazione con l’Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo e le università di Pisa e Verona.

Sul banco degli imputati non c’è solo il fumo di sigaretta o l’esposizione lavorativa ma anche il ‘fattore urbano’: “I risultati hanno mostrato nei soggetti residenti in area cittadina, rispetto a quelli che risiedono in zone suburbane, un rischio maggiore del 19% di rinite allergica, del 14% di tosse, del 30% di espettorato e del 54% di Bpco”, afferma Giovanni Viegi, dell’Ibim-Cnr di Palermo. Sono numerosi gli studi che hanno messo in evidenza le chiare relazioni tra il carico di PM10 presenti nell’aria e le malattie respiratorie e anche quelle cardiovascolari. “Le PM10 costituiscono la declinazione più locale di uno dei più grandi fattori di inquinamento che è il traffico veicolare -spiega il Prof. Roberto Dal Negro, Referente Scientifico e Fondatore del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria con sede a Verona- Le PM10 sono quegli elementi che contribuiscono e determinano il picco misurabile assieme ad altri elementi inquinanti (ossido di carbonio, anidride carbonica, ozono, etc)”.

Si tratta del fattore più importante che nasce dal traffico veicolare: sono tutte le centraline che raccolgono i dati nelle varie città; in altri termini, sono quelle particelle che vengono riportate sui giornali come misura dell’inquinamento atmosferico. Numerosi studi dimostrano il rapporto tra la concentrazione delle polveri fini e le malattie respiratorie. “Il fattore di rischio preponderante nel determinare asma e BPCO è dato dal fattore ambientale -conferma l’esperto- Le emissioni nocive in tutta Europa costituiscono un vero e proprio dramma, con alcune zone che sono poi particolarmente esposte, come la Val Padana”. In molte aree, infatti, si assiste a un incremento delle riacutizzazioni delle patologie respiratorie e dei ricoveri ospedalieri, non senza anche dati allarmanti anche sui decessi. Sono centinaia di migliaia i morti a livello globale per l’inquinamento; di circa 1500 trilioni di dollari è stata la spesa per l’impatto dei fattori inquinanti sulle malattie respiratorie. Bambini, anziani e pazienti con malattie debilitanti croniche restano i soggetti più a rischio, fino a 6 volte più della media.

“Bisogna inoltre tenere a mente che dopo il picco di inquinamento ambientale, il fattore di rischio si mantiene ancora elevato per circa dieci giorni -aggiunge il prof. Dal Negro- con l’inquinamento, si verifica anche un peggioramento delle malattie di natura allergica, un sinergismo perverso tra questi due elementi che conduce a un circolo vizioso particolarmente dannoso per la salute dell’individuo”. Il tema dell’inquinamento sarà al centro del Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie “Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, che si terrà a Verona il 14 e il 15 gennaio.
Venerdì 1 Gennaio 2016 - Ultimo aggiornamento: 20:46
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1 di 1 commenti presenti
2016-01-07 10:52:22
ringraziamo le compagnie petrolifere in collaborazione con le case automobilistiche naturalmente spalleggiate da politici disinformati o peggio corrotti che hanno fatto di tutto per far si che sui carburanti ci siano più oli esausti da smaltire che petrolio raffinato con la conseguenza che se la marmitta non è super efficiente si inquini di più di quando c'era il piombo
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