Baghdad è una città-polveriera ma il Papa conferma il viaggio: «A Dio piacendo sarà un passo verso la Fratellanza»
di Franca Giansoldati

Papa Francesco conferma il viaggio a Baghdad: «Città-polveriera. A Dio piacendo sarà un passo verso la Fratellanza»

Città del Vaticano - Nel pieno di un'altra ondata del virus, con il coprifuoco imposto per contenere i contagi visto che le varianti potrebbero mettere a rischio il fragilissimo sistema sanitario, Papa Francesco venerdì mattina arriverà a Baghdad. Fino all'ultimo il viaggio in Iraq era stato in bilico proprio per le evidenti difficoltà che presenta, non ultima la questione della sicurezza con la ripresa dei combattimenti delle ultime sacche dei miliziani dell'Isis.
I razzi continuano a cadere in varie parti del Paese, le proteste originate dalla difficile situazione non mancano e anche due giorni fa, proprio a Baghdad, ci sono stati diversi feriti. Eppure Francesco è deciso a compiere quello che è stato definito «un atto d'amore» verso i cristiani dell'Iraq, confermando il pellegrinaggio a Ur dei Caldei, patria di Abramo, il profeta delle tre religioni. A Najaf, culla dell'Iraq sciita, invece, andrà per un incontro con l'Ayatollah Al Sistani. Inizialmente l'ipotesi sulla quale aveva lavorato il pontefice era di gettare ponti con le autorità sciite, magari arrivando alla firma di un documento comune, esattamente come aveva fatto con i sunniti due anni fa ad Abu Dhabi.

Stamattina, all'udienza generale, Francesco ha ricordato che tra il 5 e l'8 marzo, in pratica tra 48 ore, farà visita al caro e martoriato popolo dell'Iraq. Ha poi chiesto preghiere per sostenere le sue azioni. «Dopodomani Dio volente mi rechero' in Iraq per un pellegrinaggio di 3 giorni. Da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto, incontrare quella Chiesa martire. Nella terra di Abramo con gli altri leader religiosi faremo un altro passo avanti nella fratellanza tra i credenti»  ha detto.

Ieri mattina, al briefing che precede ogni trasferta internazionale, il Vaticano ha spiegato che l'incontro con Al Sistani va racchiuso nella formula della «visita di cortesia», senza altre implicazioni, anche se naturalmente l'incontro avrà un significato simbolico.
Il sacerdote iracheno padre Hamir Jajè - che a Baghdad sta collaborando all'organizzazione - ha detto che gli sciiti più che essersi rifiutati di firmare un documento comune, hanno fatto capire che un passo del genere richiede molto più tempo. E' difficile pacificare sciiti e sunniti, da sempre nemici acerrimi.
Mosul, Ur, Qaraqosh, Baghdad, Erbil sono le principali tappe previste nei quattro giorni di permanenza. Francesco si sposterà con una auto «probabilmente blindata». Refrattario a seguire misure di sicurezza chissà se la userà. In ogni caso userà un'auto chiusa per non dare modo alla gente di uscire per strada e formare assembramenti rischiosi per i contagi.

Solo nello stadio di Erbil avrà a disposizione una jeep scoperta. Per la messa sono già stati distribuiti circa 10 mila biglietti su 20 mila posti, nella speranza che tutti rispettino le distanze sociali. Sul nodo delicatissimo della sicurezza che spetta al paese ospitante il Vaticano non ha voluto dare dettagli, nemmeno il numero delle Guardie Svizzere presenti.

Secondo alcune fonti locali è possibile che durante quei quattro giorni verrà osservata una sorta di tregua di pace' in segno di rispetto all'ospite. Tuttavia il clima politico è rovente, a ottobre ci saranno le prime elezioni libere, due mesi fa sono ripresi gli attentati dei kamikaze con 32 morti e circa 100 feriti al mercato di Baghdad, mentre nel Nord continuano i bombardamenti e i razzi. Intanto la Turchia è stata definita dall'Iran responsabile di aver violato la sovranità irachena per colpire la zona del Kurdistan. «Il Papa si prepara a partire con lo stato d'animo di chi vuole stare vicino ai cristiani che hanno sofferto. Una missione per testimoniare il Vangelo» ha spiegato Matteo Bruni, direttore della sala stampa vaticana.

La minoranza cristiana da sempre parte integrante della società irachena, negli ultimi dieci anni, è stata letteralmente decimata. Colpa della persecuzione culminata con l'avvio del Califfato. Le cifre che le organizzazioni cattoliche forniscono indicano un drastico calo: dal milione e mezzo di cristiani di 10 anni fa non ne sono rimasti che circa 400 mila. A molti sono stati requisiti beni e proprietà, distrutte abitazioni, chiese, strutture educative.
L'arrivo dell'Isis ha dato il colpo di grazia anche il patrimonio artistico. Una parte importante e stata salvata da monsignor Najib Moussa, vescovo di Mosul dei Caldei, che è riuscito a mettere in salvo 800 manoscritti che vanno dal 13esimo al 19esimo secolo. Per questa impresa e stato insignito dall'Europa del Premio Sakharov.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 3 Marzo 2021, 12:15
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