Lazio-Inter, Guido De Angelis: «Inzaghi non si fischia. Domani solo applausi»
di Guido De Angelis

Lazio-Inter, Guido De Angelis: «Inzaghi non si fischia. Domani solo applausi»

Nella mia carriera da cronista e nella mia vita da tifoso ho visto e raccontato centinaia di sfide tra Lazio e Inter, ma quella di domani avrà di diritto un posto tra le più emozionanti, a prescindere dal risultato. Il motivo è sicuramente il ritorno di Simone Inzaghi da avversario. La sua ultima volta all'Olimpico, il 29 febbraio 2020, Simone salutava il pubblico biancoceleste in festa dopo la vittoria sul Bologna: quel giorno la Lazio era da sola in vetta alla classifica. A distanza di un anno e mezzo è cambiato tutto. Anzi, è proprio il caso di dirlo, è cambiato il mondo. Il suo passaggio in nerazzurro è solo l'ultimo di una lunghissima serie di dolorosi trasferimenti sull'asse Roma-Milano, solo andata. Da Vieri a Mancini, da Crespo a Stankovic, da Hernanes a Candreva e poi ancora De Vrij e Correa, questi alcuni dei più famosi saccheggi interisti rimasti nella storia del calciomercato. Quello di Inzaghi, tuttavia, rischia di essere ricordato come il più eclatante, se non altro per il rapporto viscerale che legava il tecnico alla gente, un amore cominciato ventidue anni fa e coronato da successi e vittorie in campo e in panchina.
Prendo in prestito la metafora che un tifoso ha utilizzato nella mia trasmissione su Radiosei: per me Simone è come un figlio che, a un certo punto della sua vita, decide di andar via di casa a seguito di un'incomprensione. Pur non condividendo tale scelta, la sua famiglia non può che continuare a volergli bene. Ecco perché mai riuscirei a fischiarlo, mai potrei considerarlo un traditore. Mi auguro di vedere solo applausi domani all'Olimpico: a Simone prima della partita e, magari, alla Lazio vittoriosa alla fine


Ultimo aggiornamento: Venerdì 15 Ottobre 2021, 11:41

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