Totti e Bocelli, lo spettacolo a colori dell’Olimpico. Poi gol, proteste e cori dagli spalti
di Alvaro Moretti

Totti e Bocelli, lo spettacolo a colori dell’Olimpico. Poi gol, proteste e cori dagli spalti

Scusate il ritardo: lo dico qui ai volontari, forse troppo giovani per ricordare Troisi. Ma lo sanno tutti che finalmente ci siamo, ci risiamo. Un anno dopo il preventivato. Roma, il suo stadio, la sua gente. Ma anche, la sua storia, il suo prestigio. Una cerimonia d’apertura indimenticabile. Totti e Nesta che danno il calcio d’inizio ideale, Bocelli che vibra sulle note di “Nessun dorma”, i fuochi che esplodono, come i nostri cuori di felicità. Inizia l’Europeo, ed è un ritorno al calcio che conoscevamo, alla vita che il virus - maledetto virus - ci ha tolto. Il green pass ce l’ho. L’app l’ho scaricata. Il gel nello zainetto per qualche sanificazione portafortuna sullo 0-0. 

 

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Accoglienza

 

Ti accoglie il termoscanner, all’Olimpico: dentro un tunnel di plastica che ti immette nella novità dell’anno. Si torna - in tanti, non abbastanza, ma tanti - a vedere una partita dentro lo stadio. E uno striscione rammenta lo stato d’animo: «Speravo de venicce prima». Non una partita qualunque: Italia-Turchia, gli Europei che decollano finalmente. Ma il virus ancora c’è; il vaccino funziona; ma hai visto mai... Di gente con la mascherina calata ne vediamo poca. Il check del documento sanitario ci pare rigoroso il giusto. Niente che non abbiamo già visto, in questi quindici mesi; niente che non sia ormai il nostro quotidiano. È tutto molto accogliente, qui. A partire dai volontari. Accogliente è stato, per una volta, anche il traffico di Roma. Le chiusure che sono le stesse di quando lo stadio si riempie di 70 mila persone, di quando c’è Roma-Lazio. È bello anche lasciare l’auto o il motorino a un quartiere di distanza: signori, questa è la normalità... Almeno qui, a Roma, prima e ora.

 

Spazio, colori, musica

 

Certo quando questo stadio si riempie di sole 16 mila persone quel che colpisce è lo spazio, il distanziamento si dovrebbe dire. Anche se sotto i tunnel della via Olimpica si sta vicini vicini e i clacson risuonano come una volta. Dentro, invece, assembrati stanno un po’ i turchi in curva nord. Le fermate degli autobus e le fiancate del prossimo flambus sono turchesi. Soprattutto L’Olimpico è turchese, il colore dell’Europeo 2020 che si gioca nel 2021 ma che rimane Euro2020. Torniamo quasi a contatto, qui in tribuna Tevere dopo essere stati sospesi per oltre 15 mesi. Siamo sparpagliati, in tribuna, e seduti. Moderatamente seduti. Il controsenso è il momento dj: musica a palla e gente che dovrebbe zompare. Ma non si può, non possiamo ancora. È un tempo senza balli. 

 

La vita è...

 

Ma con i fuochi artificiali e con Bocelli ci si avvicina in una nebbia pirica che odora di stadio di una volta. Il ritorno vero alla normalità, però, non ce lo darà un ingorgo al ritorno a casa, che quello l’abbiamo già assaggiato assaporando la zona bianca. Il rumore del gol: anche di un’autorete, come quella di Demiral. Normalità è il grido d’attesa per il check del Var su quel fallo di mano, gli insulti rotondi e perfetti e anche qualche vaffa ai turchi. Questo è il calcio, quello dove vedi le giocate e ascolti quello che c’è intorno, non la pornografia pettegola delle voci di campo che ti regalano i microfoni della tv. Questo è il calcio, in realtà questa sarebbe la vita intera, non quella parzialmente scremata dalla giusta prudenza. La vita è fare festa per un autogol senza vergognarsene. È fare rumore, anche con la mascherina.
P.s. Dopo la sanificazione delle mani ha segnato l’Italia. Anche Ciro, ed è ripartito il coro...

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 12 Giugno 2021, 16:01

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