Report, perquisizioni della Dia a casa dell'inviato dopo la puntata di ieri sera su Capaci

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Personale della Dia di Caltanissetta, su mandato della Procura Nissena, sta eseguendo una perquisizione nell'abitazione dell'inviato di Report, Paolo Mondani, e la redazione di Report. La notizia è stata resa nota su Facebook dal conduttore Sigfrido Ranucci: «Il motivo - scrive il giornalista di Raitre su Fb - sarebbe quello di sequestrare atti riguardanti l'inchiesta di ieri sera sulla strage di Capaci nella quale si evidenziava la presenza di Stefano delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, sul luogo dell'attentato di Capaci. Gli investigatori cercano atti e testimonianze anche su telefonini e pc».

 

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Il pm: inchiesta è sulle fonti, non sul giornalista

 

L'inchiesta sul contenuto della trasmissione Report di ieri, con la perquisizione eseguita dalla Dia nei confronti di «un giornalista che non è indagato», punta a «verificare la genuinità delle fonti», afferma il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, sottolineando che la «perquisizione non riguarda in alcun modo l'attività di informazione svolta dal giornalista, benché la stessa sia presumibilmente susseguente ad una macroscopica fuga di notizie, riguardante gli atti posti in essere da altro ufficio giudiziario».

 

«Infatti, secondo quanto accertato da questo Ufficio - ricostruisce il procuratore - in una occasione, il giornalista avrebbe incontrato il luogotenente in congedo Giustini non per richiedergli informazioni, ma per fargli consultare la documentazione in suo possesso in modo che lo stesso Giustini fosse preparato per le imminenti sommarie informazioni da rendere a questa Procura. È necessario verificare la natura di tale documentazione posta in lettura al Giustini - aggiunge il procuratore di Caltanissetta - che presumibilmente costituisce corpo del reato di rivelazione di segreto d'ufficio relativo all'attività di altra autorità requirente. Tale accertamento è tanto più rilevante in considerazione dell'importanza che Giustini attribuisce a tale documentazione, nonché a seguito delle contraddittorie versioni fornite da quest'ultimo in materia di comunicazione nel 1992 delle informazioni da parte dell'Arma all'Autorità Giudiziaria di Palermo». 

 

Fnsi: «Nessuno molesti Report»

 

«Ci auguriamo che a nessuno venga oggi in mente di 'molestarè Report e la sua redazione», il commento del presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Beppe Giulietti: «Dopo la puntata su Capaci - scrive su Twitter Giulietti - sarà il caso di lasciare in pace la redazione, Paolo Mondani e di perquisire, invece, quelli che, da trenta anni, sono riusciti a restare in una ben protetta 'oscurità'». Giulietti annuncia anche che «questa mattina saremo nella redazione di Report per decidere iniziative a tutela delle fonti e del segreto professionale». «Intanto - conclude - chiediamo alla Rai di mettere a disposizione i suoi legali a tutela redazione».

 

«Lo Cicero? Non fondate tesi su strage evitabile»

 

«Sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese da Alberto Lo Cicero», prima come confidente e poi come collaboratore di giustizia, che avrebbero permesso di «evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina», afferma il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, in una nota di due pagine, sulle perquisizioni disposte dopo la messa in onda ieri sera di un servizio sulla strage di Capaci alla trasmissione Report di Raitre.

 

«Non compete a questo ufficio esprimere valutazioni generali in ordine alla completezza e tempestività delle indagini coordinate da altra autorità giudiziaria - osserva il procuratore di Caltanissetta - a meno che le stesse non abbiano una rilevanza penale in un procedimento di sua competenza; qui si intende solamente affermare che sono del tutto destituite di fondamento le affermazioni circa la sussistenza di specifiche e tempestive dichiarazioni rese dal Lo Cicero sugli argomenti sopra indicati e, quindi, che sarebbe stato possibile evitare la strage di Capaci ed anticipare di alcuni mesi la cattura di Salvatore Riina».

 

«Questa Procura - aggiunge De Luca - ha già espresso il proprio convincimento circa la sussistenza di mandanti e concorrenti esterni nella strage di via D'Amelio, chiedendo nel processo per il c.d. depistaggio la condanna degli imputati con la contestata aggravante di mafia, riguardante la finalità di coprire le alleanze di alto livello di cosa nostra in quel periodo. Tuttavia, le difficilissime indagini che possono consentire l'accertamento della verità devono essere ancorate ad elementi di fatto solidi e riscontrati. Per tali motivi questo Ufficio, che si era imposta la rigorosa consegna del silenzio - sottolinea il procuratore De Luca - è costretto ad intervenire per smentire notizie che possano causare disorientamento nella pubblica opinione e profonda ulteriore amarezza nei prossimi congiunti delle vittime delle stragi, che si verrebbe a sommare al tremendo dolore sofferto». 

 

Le dichiarazioni di Lo Cicero, osserva De Luca, «sono totalmente smentite dagli atti acquisiti da questa procura sia dagli archivi dei carabinieri, sia nell'ambito del relativo procedimento penale della Procura di Palermo». «Il riscontro negativo - aggiunge il procuratore di Caltanissetta - emerge dalle trascrizioni delle intercettazioni ambientali fatte nei confronti del Lo Cicero, prima della sua collaborazione, nonché da tutti i verbali di sommarie informazioni e di interrogatorio dallo stesso resi prima dei su indicati eventi».

 

«In particolare - ricostruisce De Luca - nel corso di sommarie informazioni del 25 agosto 1992, Lo Cicero dichiara di aver riscontrato delle anomalie nel comportamento di alcuni uomini d'onore poco prima della strage di Capaci, pensando però che volessero organizzare qualcosa per ucciderlo (il Lo Cicero era già stato vittima di un tentato omicidio nel dicembre del 1992), concludendo 'mai avrei pensato quello che poi è avvenutò (e cioè la suindicata strage)».

 

Per quel che riguarda la rilevanza di Biondino Salvatore, «Lo Cicero ha affermato, sia nel corso delle discussioni intercettate, che nell'ambito degli interrogatori antecedenti alla cattura di Salvatore Riina» che «era l'autista del latitante Gambino Giacomo Giuseppe, arrestato già diversi anni prima delle dichiarazioni in esame, non facendo in alcun modo menzione del Salvatore Riina, se non dal 22 gennaio 1993 (cioè in data successiva alla cattura del detto latitante): 'vedendo la sua immagine proprio sui giornali e in televisione, mi sono ricordato che quella persona l'ho vista qualche volta nella villa del Troià».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Maggio 2022, 16:52
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