Massimo Giletti: «Dopo le inchieste sui clan sono rimasto solo, ma rifarei tutto. E forse mi darò alla politica»

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di Marco Castoro
Massimo Giletti oggi vive sotto scorta. È costretto a indossare un giubbotto antiproiettile. Si sente più che mai un uomo solo, seppure rifarebbe tutto quello che ha fatto nella passata stagione tv. Quali colpe ha commesso? «A Non è L’Arena abbiamo scoperchiato qualcosa che non andava scoperchiato. Abbiamo mandato a casa il capo del Dap, dopo le nostre inchieste sui mafiosi che venivano scarcerati è arrivata una mozione di sfiducia al ministro di Grazia e Giustizia. Però sono stato lasciato solo in questa battaglia. E quando sei isolato, diventi pericolosamente un obiettivo».

Perché si sente solo?
«È stato un anno durissimo. Ho perso mio padre e te lo porti dentro, pensando alle parole non dette. La solitudine pesa, soprattutto quando dai colleghi non arriva neanche un sms di solidarietà. Da Del Debbio, Giordano è arrivato, da altri no».

La 7 l’ha sostenuta?
«Sì. Ringrazio Cairo per aver resistito a tutte le pressioni che ha avuto. Del resto le inchieste sono così, me lo ha insegnato Minoli. Esiste sempre una verità parallela a quella in superficie che cammina come i binari dei treni e bisogna andare a cercarla».

Ora è diventato il paladino dei cronisti minacciati?
«Sia le querele, sia il sistema delle minacce vengono usate come armi per scoraggiare il cronista a continuare. Io ho un gruppo alle spalle che mi protegge, ma quanti giornalisti che prendono 30 euro a pezzo vengono intimoriti? Qui dovrebbe intervenire l’Ordine dei Giornalisti perché anche se vinci la causa alla fine paghi tu. Ci sono spese a cui devi far fronte. Quindi sono sempre di meno i cronisti in prima fila. Siamo scomodi, ma sporcare l’immagine e mandare gli avvisi di minaccia non ci fermerà».

La sua foto con il giubbetto antiproiettile è stata criticata…
«È stata scattata quando c’era un’afa di 35 gradi! Cosa avrei dovuto fare, mettermi la giacca sul giubbotto per non farlo vedere? Semmai ci sarebbe da chiedere perché una persona è costretta a portarlo».

Ma mica vorrà diventare un politico?
«Chissà. Ho una faccia che porta voti ma si tratta di un altro mestiere. Vedremo. Qualche collega l’ha già fatto: Sassoli, Marrazzo, Gruber, Santoro».

Dopo l’esordio di stamattina a Rtl con Giletti 102.5, ecco che domenica riparte Non è l’Arena. Gli ospiti?
«Zangrillo, Briatore, Mirko Scarcella. Ho invitato il ministro Bonafede ma ci ha fatto sapere che non era il caso di intervenire. Torneremo a parlare dei mafiosi scarcerati con l’intervento del dottor Di Matteo».
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Ultimo aggiornamento: Lunedì 28 Settembre 2020, 12:11
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