Sanremo 2022, Gianni Morandi: «Torno al Festival per l'ebbrezza della gara e trovo “rivali” Ranieri e mio nipote Paolo»

Gianni Morandi torna al Festival con una canzone di Jovanotti: nella conferenza stampa di oggi ha parlato del suo incidente alla mano e dell'emozione che regala il palco dell'Ariston

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di Totò Rizzo

Ha due importanti anniversari tondi da festeggiare, Gianni Morandi quest’anno sul palco di Sanremo, dove arriva con “Apri tutte le porte”, la canzone che gli ha scritto Jovanotti: il primo sono i 60 dal debutto nella discografia con il 45 giri di “Andavo a 100 all’ora”, il secondo è proprio l’esordio al Festival, 50 anni fa esatti, con “Vado a lavorare”, «che, diciamoci la verità, bellissima non era».

 

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Li ricorda così, quei due momenti, l’eterno golden boy della nostra musica leggera, oggi impavido 76enne: «Il mio manager allora era un arbitro di pugilato. Questo qui mi dice: andiamo a fare un provino a Roma. Strano, perché anche allora la capitale della discografia era Milano, molto più vicina tra l’altro a Bologna. Comunque andiamo a Roma e chi c’era ad ascoltarmi per quel provino? Morricone, Bacalov e Franco Migliacci. Ragazzi, nella vita è anche questione di culo». L’anniversario sanremese. Gianni ci arriva da divo, era il ’72, alle spalle già grandi successi. «Il fatto è che allora c’era “Canzonissima” che cominciava ad ottobre e finiva il 6 gennaio. Sanremo era a fine gennaio e spesso non c’era tempo per trovare una canzone nuova da portare al Casinò. Però, tempo a parte, ne ho anche perdute di occasioni, avessi voluto avrei potuto cantarle io “Che sarà” e “La prima cosa bella”».

 

Anche la partecipazione al Festival 2022 nasce da una casualità. Un anno fa lui s’è appena bruciato di brutto cadendo nel fuoco mentre sta lavorando in campagna, è ricoverato tra i grandi ustionati del “Bufalini” di Cesena e Jovanotti gli telefona per sapere come sta. Da lì nasce l’idea de “L’allegria” che diventa uno dei tormentoni della scorsa estate. E dal momento che, come le ciliegie, una canzone tira l’altra, Lorenzo insiste e gli propone questo nuovo brano per Sanremo, «una canzone un po’ diversa – dice Morandi – da quelle che solitamente ho portato al festival, che instilla fiducia, invita a superare i momenti brutti come quello che stiamo vivendo da due anni, è ottimista insomma e spero che piaccia proprio per questo, non è che poi da quel palco io debba lanciare chissà quali messaggi»: e non fa nulla comunque per nascondere che quell’esperienza lì («ancora dieci secondi tra le fiamme e oggi non sarei stato qui a parlarvi») gli abbia regalato una visione ancora più positiva delle terrene cose.

 

Anche per questo torna in gara al Festival fra l’altro dopo esserne stato per due anni direttore artistico. «Perché avevo voglia di ributtarmi nella mischia, di riprovare la scossa dell’emozione. Perché una cosa è andare lì da ospite e tutt’altra passarci una settimana in tensione, fare ascoltare per cinque sere la tua canzone, e poi le prove, la classifica, il pubblico che tifa. A me ogni volta viene la tremarella, mi si secca la lingua prima di salire sul palco: oh, l’Ariston fa questi scherzi anche a chi è navigato».

 

In gara affronterà due avversari tosti. Il primo è il rivale di sempre, quello di tante edizioni di “Canzonissima” Massimo Ranieri, all’anagrafe poco più giovane (70). «Ci conosciamo da 50 anni, Ma piuttosto: com’è la sua canzone visto che ancora non l’ho sentita? Al Bano c’è rimasto male quando ha saputo. Mi ha telefonato: se me lo aveste detto, avrei proposto un brano anch’io quest’anno. Da decenni parliamo di una tournée tutti e tre, tipo “i tre tenori”. Però io ho qualche perplessità, non so come ne uscirei fuori: quei due con le loro voci spaccano i cristalli!». E comunque ben riaffiori l’antica rivalità: «Magari Massimo arriva primo e io secondo. O chissà, non ci si piazza sul podio nessuno dei due. Ma arrivati a questo punto, per noi, cosa cambia?».

 

L’altro rivale è invece giovanissimo, ha 26 anni, si chiama Paolo Antonacci, ed è suo nipote visto che è figlio di sua figlia Marianna e di Biagio Antonacci. Paolo partecipa però solo come autore, firma “Sesso occasionale”, il pezzo portato in gara da Tananai, uno dei tre giovani ammessi tra i Big. «È molto bravo», garantisce nonno Gianni. Per il quale Paolo ha scritto “Stasera gioco in casa” che è il pezzo d’apertura dell’omonimo show che proprio ieri sera Morandi ha ripreso al Duse di Bologna dopo averlo interrotto due anni fa – dopo una trentina di repliche – a causa del Covid che chiuse i teatri.

 

Morandi che ha guidato Sanremo vorrebbe una donna alla guida del nostro Paese? «Come no, le donne sono meglio degli uomini, sono sincere, hanno idee e spirito organizzativo per metterle in pratica, sono più sagge, l’uomo è un po’ cialtrone. Le donne son brave, perché non dar loro questa responsabilità? Penso alla Casellati o alla Cartabia. Non so se ci arriveremo. Purtroppo tra i politici oggi non c’è un filo comune, un interesse condiviso. Vivono di conflitti pretestuosi». E una donna direttore artistico del Festival di Sanremo visto che finora non ce ne sono state? Anche per questa ipotesi Morandi è favorevolissimo. «Per esempio la Mannoia, la Pausini, anche Elisa. Oppure una figura di grande esperienza come Mara Maionchi».

Infine il pasticcio dell’inedito finito sui social anche se per pochi secondi, l’incidente che gli ha fatto temere di essere espulso dalla gara. «Mi ha salvato l’episodio di Fedez dello scorso anno, se non ci fosse stato quel precedente, non so cosa sarebbe successo. Ma non parliamone più, per favore. Non ci ho chiuso occhio per due notti».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 20 Gennaio 2022, 11:09
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