Mattia Briga su Leggo: «La "Bella" sui pattini»

Mattia Briga su Leggo: «La "Bella" sui pattini»

Al ponticello di Ladispoli c'è un campetto di terra battuta, di quella arida e sottile che appena si alza il vento ti entra negli occhi, le recinzioni tutte sfondate, le porte senza reti e le panchine che cadono a pezzi.
Quando tiri, se va bene, il pallone finisce in una palude, ma se attacchi dall'altro lato rotola tra le macchine della strada principale, e non ti va mai di andarlo a riprendere, perciò speri quasi che i portieri parino tutto e che le partite finiscano 0-0.
Quando ero bambino, d'estate, andavo lì senza appuntamento. Non avevamo telefoni, non sapevamo come trovarci. C'era un accordo tacito, una sorta di patto d'acciaio. Verso le 16 saremmo stati tutti al campo. Sono i primi 2000 e tra di noi vanno i capelli a coroncina, corti, con la cresta alzata solo davanti, oppure un po' più lunghi con le estremità poggiate sulla fronte a formare un cuore, gli orecchini con cerchietto e punto luce, e un sacco di parolacce come intercalari. Bevevamo l'acqua da una cannella non potabile, ma nessuno si era mai sentito male, quindi bevevamo tutti da lì. La sera, il punto di ritrovo era un pattinaggio con la pista di cemento che trasmetteva musica dagli altoparlanti. Stavamo ore con un Bacardi Breezer a guardare le ragazze pattinare. Quando passava Bella di Jovanotti, ognuno di noi s'innamorava.
Ultimo aggiornamento: Venerdì 3 Luglio 2020, 15:32
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