Franco Battiato morto, da La Cura a Cuccurucucù alla musica d'avanguardia: i dischi e le canzoni che restano nella storia

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di Mattia Marzi

«Franco Battiato è considerato un autore intellettuale. E invece, tu ti vai a fare le analisi dei suoi testi e sono delle min... assolute, citazioni su citazioni e nessun significato reale. Togli due testi, forse, e il resto...»: voleva essere una provocazione buttata lì, quella di Michela Murgia. Invece le riflessioni della scrittrice e blogger sarda, la scorsa primavera (in pieno lockdown), in un video pubblicato su YouTube in cui dialogava con la collega Chiara Valerio, offrirono non pochi spunti di riflessione sul canzoniere di Battiato. E tornano a farlo ora che il cantautore siciliano ha lasciato questa dimensione, scomparso nella notte a 76 anni, dopo una lunga malattia.

 

 

 

GLI ESORDI - Intanto: quale Battiato? Quello delle canzonette degli Anni '60, conosciute per lo più da fan e appassionati? Quello dei dischi di musica d'avanguardia degli Anni '70? Quello della "trilogia delle palme" de "L'era del cinghiale bianco", "Patriots" e "La voce del padrone"? Quello del sodalizio con il filosofo e saggista Manlio Sgalambro, che portò - tra le altre cose - alla nascita dell'intramontabile "La cura"? Battiato - sembrerà banale, ma è vero - contiene moltitudini. Murgia, nel video della discordia ("Il finto intellettualismo"), si riferiva proprio a quello del grande successo mainstream, che dopo la parentesi sperimentale tornò negli Anni '80 a fare canzoni mischiando però la leggerezza del pop con una scrittura che mischiava esoterismo, filosofia, occultismo, spiritualità e quant'altro. Che poi è il Battiato più cantato e ascoltato ancora oggi, se si esclude "La cura": 18 milioni di visualizzazioni su YouTube per il video di "Centro di gravità permanente", 14 per quelli di "Voglio vederti danzare", 11,3 milioni di ascolti su Spotify per "Cuccurucucù".

 

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LA SCOMMESSA - Secondo la leggenda, nacque tutto per una scommessa con i giornalisti di Muzak, rivista musicale fondata a Roma nel 1973 con la direzione di Giaime Pintor. Battiato, nel bel mezzo del suo viaggio nella musica d'avanguardia, sosteneva in un'intervista che il modello delle canzoni di successo dell'epoca fosse molto semplice e che non fosse poi così difficile scrivere roba del genere: mentre il musicista siciliano incideva "Juke Box" e "L'Egitto prima delle sabbie", ultimi due lavori sperimentali prima de "L'era del cinghiale bianco", ai piani alti della hit parade si alternavano Tozzi con "Ti amo" e "Tu", Venditti con "Sotto il segno dei pesci", Alan Sorrenti con "Figli delle stelle" (va detto che il cantautore napoletano passò dal prog al pop già prima di Battiato), Anna Oxa con "Un'emozione da poco", Gianni Bella con "No". "Perché non la scrivi tu, quella roba?", la provocazione della redazione di Muzak. Battiato raccolse il guanto di sfida. Alto e basso insieme: canzoni orecchiabili e radiofoniche nella forma, ermetiche e enigmatiche nei contenuti. La formula alla base delle canzoni de "L'era del cinghiale bianco", "Patriots" e "La voce del padrone" è molto semplice, ma in pochi compresero l'operazione all'epoca, e pochi continuano a comprenderla ancora oggi.

 

 

L'EVOLUZIONE - Brani come quelli dell'album del 1981, quando uscirono generarono nel pubblico un grosso fraintendimento: accadde che la gente, per strada, cominciò a canticchiare frasi come "lo shivaismo tantrico di stile dionisiaco" (da "Il sentimiento nuevo"), "l'ira funesta dei profughi afgani che dal confine si spostarono nell'Iran, cantami o diva dei pellerossa americani, le gesta erotiche di Squaw 'pelle di luna'" ("Cuccurucucù"), "Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali" ("Bandiera bianca"), "Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming" ("Centro di gravità permanente") senza coglierne il significato. Ebbero la meglio le melodie, sfacciatamente pop. E non a caso "La voce del padrone" divenne il primo disco italiano a superare il milione di copie vendute: "Voglio cercare di applicare le mie invenzioni, le mie scoperte finora esoteriche, a forme di comunicazione più piane, come per esempio la canzonetta, con un suo ritmo ed una sua melodia. A partire da questo cambiamento spero di colpire più persone di quante non abbia colpito finora. Un 'medium' come la radio mantiene dei ritmi ben precisi: per cui, o ci stai, a quei ritmi, o non ci stai. A me interessa, ora, questo tipo di esperienza, e quindi ho fatto un prodotto. Però mi auguro che dentro ci sia sempre un qualche segnale di disturbo, che possa far cogliere anche delle altre storie", fu l'obiettivo dichiarato. Nei fatti sarà un misunderstanding generale, con l'ironia che depistò gli ascoltatori (farà scuola: vedi il Francesco Gabbani di "Amen" e "Occidentali's karma" o la "Musica leggerissima" di Colapesce e Dimartino, pezzo sulla depressione mascherato da canzonetta). Compreso però da parte della critica, che definì Battiato "un nemico giurato dei luoghi comuni", "un eretico sui gradini della hit parade": "Canzoni contraddittorie, clichés che stridono come gessetti, frammenti disposti come in un puzzle.

 

LE CITAZIONI - Perché Battiato cita, in continuazione. E Perez Prado e Adorno, Mick Jagger e Lacan, diventano nomi 'in armonia reciproca', come Lennon-McCartney, Tom & Jerry. Perché Battiato, con le sue infinite idiosincrasie, con i suoi tic paradossali, se la cava un gran bene con le parole". A Marco Travaglio, con il quale stringerà un rapporto di amicizia (ai suoi concerti negli Anni Duemiladieci il cantautore inviterà il giornalista pure a duettare sul palco sulle note di pezzi come "L'era del cinghiale bianco" o la stessa "Cuccurucucù"), trent'anni dopo dirà: "'La voce del padrone' era un'operazione programmata come un divertimento frivolo e commerciale, e riuscì abbastanza bene, mi pare. Ma in realtà avevo inserito segnali esoterici che sono stati ben percepiti e seguiti da molti ascoltatori. Ogni tanto mi dicono che qualcuno, ascoltando i miei pezzi, ho letto Gurdjieff e altri grandi mistici.

 

 

E questo mi rendo un po' felice". La formula, Battiato, continuerà ad applicarla alle sue composizioni anche per i successivi "L'arca di Noè" (il disco di "Voglio vederti danzare" e "Radio Varsavia", che Luca Guadagnino inserirà in una scena del suo "Chiamami col tuo nome" del 2017), "Orizzonti perduti" (dentro c'erano "Tramonto occidentale", "Un'altra vita", "La musica è stanca"), "Mondi lontanissimi" ("No time no space", "Il re del mondo", "Chan-son egocentrique"), prima dei dischi degli Anni '90 e dunque del sodalizio con Manlio Sgalambro, nato nel '95 con "L'ombrello e la macchina da cucire" e portato avanti con "L'imboscata" (il disco de "La cura"), "Gommalacca", "Ferro battuto", "Dieci stratagemmi", "Il vuoto", "Inneres Auge - Il rutto è più della somma delle sue parti". Ma questa è un'altra storia. E un altro Battiato.


Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Maggio 2021, 10:59
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