Da Fiorello alla Nannini, la musica italiana chiede di equiparare i videoclip alle opere cinematografiche

Da Fiorello alla Nannini, la musica italiana chiede di equiparare i videoclip alle opere cinematografiche

Il videoclip? Per lo Stato italiano è come un film porno. Tra le più innovative e diffuse forme di comunicazione al mondo, il videoclip è in realtà soggetto a una vera e propria umiliazione nel nostro Paese. Malgrado negli anni abbia contribuito a creare intere generazioni di creativi, assumendo connotati di vera e propria opera d'arte, il videoclip subisce una sostanziale discriminazione di trattamento dei video musicali rispetto alle opere cinematografiche: per lo Stato italiano infatti non possono godere del “tax credit”. Al pari dei film porno.

Per questo IMAGinACTION, il Festival internazionale dedicato ai videoclip musicali giunto alla seconda edizione e ospitato da oggi al 14 ottobre a Cesena, e FIMI (Federazione industria musicale italiana) hanno lanciato una petizione per chiedere al Governo di voler “equiparare il videoclip, forma di espressione artistica sempre più diffusa ed importante, agli altri audiovisivi che beneficiano del tax credit”. L’appello ha immediatamente riscosso grande successo, ottenendo l’appoggio di molti artisti del panorama musicale e non solo: Fiorello, Giovanni Allevi, Antonello Venditti, Gianna Nannini, Piero Pelù, Gino Paoli, Red Canzian, Nesli, Federica Carta, Biondo, Emma Muscat e tanti altri che in queste ore stanno aderendo. La questione, ha sottolineato oggi il CEO della FIMI Enzo Mazza, riguarda la legge n. 220 del 14 novembre 2016 sulla “Disciplina del cinema e dell'audiovisivo” che vede i videoclip privati di alcuni vantaggi fiscali in quanto considerati “a carattere promozionale di un artista” (quindi alla stregua di uno spot pubblicitario).

Venerdì 12 Ottobre 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:33
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